Wyoming. Primo piano su una croce. In lontananza sulla musica di Morricone una diligenza sta avanzando nella neve. A bordo John Ruth, cacciatore di taglie che sta portando la pericolosa Daisy Domergue alla forca in cambio dei 10.000 dollari di taglia. La diligenza viene fermata fermata dal maggiore Marquis Warren, a sua volta cacciatore di taglie, bisognoso di un passaggio.
La tempesta però è alle porte e la diligenza è costretta a fermarsi nell'emporio di Minnie. Qui trovano un vecchio confederato, uno sceriffo, un messicano, il piccolo uomo, un mandriano e, fra questi, non tutti sono quello che dicono di essere. Comincia così una lotta al massacro fra i protagonisti prima verbale e successivamente con le pallottole.
Per parlare del bellissimo film di Tarantino, anche se a molti non è piaciuto, così come per gli altri suoi film, ci vorrebbero pagine e pagine per coprire tutte le varie interpretazioni e le possibili deviazioni. Dai livelli di visione ai capitoli, alle relazioni con i suoi altri film (a partire dalle iene) e a quelli degli altri (gli otto ricordano quelli di Ombre rosse: Stagecoach in originale). La visione sull'America e quella del Ultra Panavision. L'oscar a Morricone.
Lasciamo quindi il tutto a testi più autorevoli concentrandoci sul nostro core business che teoricamente non dovrebbe avere marche presenti se non il Remington 1858 New Army di Joe Cage (Michael Madsen) e quello di John Ruth (Kurt Russell), ma conoscendo Tarantino non potevano non comparire le sigarette fake Red Apple già fumate da Mia Wallace al Jack Rabbit Slim, incontrate da Black Mamba all'aeroporto di Tokyo e da Django in Tennesse, così come vengono vendute al Mon Signor Hotel di Los Angeles, nelle locande frequentate dai nazisti e persino al Titty Twister (aperto dal tramonto all'alba). Un product placement finto che percorre in maniera impeccabile tutti i film del maestro.