“Raskolnikov è un eroe contemporaneo e moderno, e esisterà sempre finchè ci saranno delle Università. Quando Dostojevski ha scritto Delitto e castigo, il capitalismo arrivava in Russia. Oggi, siamo alla seconda ondata del capitalismo con una grande divisione della società, tra i ricchi e i poveri. Ecco perché il romanzo resta molto attuale” (Darejan Omirbaev in un’intervista ai Cahiers du cinema a Cannes nel maggio 2012).
Portare la vicenda narrata da Dostojevski nel Kazakistan postcomunista e quindi la denuncia di una società ormai spudoratamente in mano ad affaristi, prepotenti, arrivisti senza scrupoli. Dopo il clamoroso fallimento di un ideologia e di un sistema politico (quello, appunto, del socialismo reale) il sistema è stato sostituito da una formula certamente non inedita che tante ingiustizie e infelicità generò alla fine dell’800, quella del più forte che prevale sul più debole appropriandosi di tutte le risorse; del denaro, perché di questo Dostojevski e Ormaev stanno parlando.
Il denaro che dà il potere. Il denaro che costruisce mostri e dà carburante a corruzioni e violenza. Soprusi e prepotenze. (Un paio di episodi esplicativi. All’inizio del film un’attrice evidentemente appoggiata da un ricco mafioso subisce uno “sgarbo”: ad un ragazzo che aiuta sul set cade sulla veste dell’attrice un po’ di tè bollente e questa chiama i bodyguard per farlo picchiare a sangue. Un ricco viziato che gira in RANGE ROVER si trova la strada sbarrata da un mulo che non vuole avanzare, scende dal fuoristrada con una mazza da golf e uccide il mulo, probabile sostentamento del contadino che assiste impotente).
In questo mondo dove pure dalla cattedra di filosofia si sostiene l’importanza della legge del più forte, vive “Lo studente”, il protagonista del film e moderno Raskolnikov. Il giovane decide di mettere in pratica la teoria della violenza come mezzo per raggiungere lo scopo, la ricchezza, e si procura una pistola con cui rapina un supermercato uccidendo il proprietario e una povera ragazza trovatasi al posto sbagliato nel momento sbagliato. Capirà che non è così scontato e semplice adattarsi ad un agire in cui non si deve dar retta a coscienza e sentimenti per poter continuare ad andare aventi (e in questo senso dichiara fallimento). Finirà in carcere per il suo “castigo” dopo aver capito cosa veramente resta importante, nonostante tutto, anche in questa società: l’amore.
Adattamento “bressoniano” del classico russo da parte di un regista che senza far troppo rumore, portando avanti una sua poetica e una sua visione morale del mondo, ha messo insieme una filmografia degna di nota (anche se composta da soli 6 lungometraggi in vent’anni di carriera).
Product placement quasi tutto concentrato sui prodotti esposti nel market STARS SHOP: dalle più famose LAYS, BOUNTY, TWIX, COCA COLA, birra EFES, alle più sconosciute XING, ALBENI’, BROCKSPORTS. Già detto della RANGE ROVER, anche MERCEDES è presente (auto e… vecchia macchina da scrivere). ALOKOZAY è il tè che, cadendo al povero ragazzo del set, causa danni fisici…