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CINEMA
20 Febbraio 2023 - 19:28

DIARIO VISIVO (Bitto Albertini)

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Supercolpo da 7 miliardi (Bitto Albertini, Italia, 1967)
DIARIO VISIVO (Bitto Albertini)

Anni sessanta, periodo di sottoprodotti bondiani all’italiana e del successo dei “Sette uomini d’oro” di Vicario. Bitto Albertini che da circa vent’anni collabora nel cinema come direttore della fotografia e in altri ruoli, finalmente debutta alla regia proprio inserendosi in un ibrido di questi prototipi.

Si inventa una trama movimentata con personaggi doppi che inizia con il falso omicidio di Robert Colman (il palestrato e ingessato Brad Harris) amico fidato del miliardario (“probabilmente sono l’uomo più ricco del mondo”) e trafficante d’arte e di diamanti George Kimmins (un Dana Andrews a fine carriera e piuttosto bollito). Colman si ripresenterà con un’altra identità su una nave che trasporta il diamante più grosso e prezioso del mondo (quando si scrive una sceneggiatura perché non abbondare?) che vale i 7 miliardi di dollari del titolo. A difesa del diamante il ricco uomo mette il professionista Max Harris (un Franco Andrei dal carisma praticamente nullo). Colman assieme alla sua banda (a cui appartiene anche la segretaria di Kimmins, Gaby, interpretata da Elina de Witt che pur bella non può certo competere con le donne di Bond e men che meno con la splendida Rossana Podestà del film di Vicario) riuscirà a rubare il diamante con un piano complicato assai utilizzando un sommergibile (il low budget permette solo un modellino fatto anche piuttosto male…) per fare un buco nella nave e prelevare il diamante. Fatto questo, che farsene della grossa pietra preziosa ancora allo stato grezzo? Per tagliarlo in piccoli diamanti e sfruttarne il valore l’astuto Colman decide di far evadere un uxoricida plurimo, ma soprattutto esperto del taglio di preziosi, dalla prigione in cui è rinchiuso. Anche in questo caso il piano è complicatissimo e contempla anche una navigazione nelle fogne. Queste due “azioni”, il furto e l’evasione, sono narrate con certosina precisione ma anche con calo di ritmo e tedio per lo spettatore dovuto alla loro lunghezza. Praticamente mezzo film se ne va solo per queste avventure da mission impossible pezzente. L’ultima parte del film invece prende un ritmo diverso svelando che tutti i protagonisti non sono quello che sembrano e quelli che sembravano i “buoni” diventano i “cattivi” e viceversa… o forse no…

Il film ha una sua simpatia di fondo ma un sacco di difetti, in primis i dialoghi, la mancanza di ritmo e gli interpreti non certo all’altezza dei prototipi.

Vi è anche un coté di commedia principalmente nell’episodio della liberazione del prigioniero, un buffo ometto che non vuole uscire di prigione ed è morbosamente affezionato ad un ingombrante merlo in gabbia, e un coté erotico-sentimentale rappresentato dalle due attrici protagoniste, la già citata de Witt, che ci concede uno strip molto soft, e la cantante Marisa Traversi non male in due esibizioni sulla nave.

Non male neppure lo swing-jazz della colonna sonora di Nico Fidenco.

Martini e Coca Cola appaiono più volte come product placement del film assieme ad Aiwa che fornisce i più o meno efficaci mezzi tecnologici per le azioni della “banda”.

Stefano barbacini

Supercolpo da 7 miliardi

Regia: Bitto Albertini
Data di uscita: 01/01/1967

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