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CINEMA
15 Gennaio 2005 - 14:41

2046 Versus In the mood for love

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2046 Versus In the mood for love

Siete mai stati nel 2046? Dicono che sia un viaggio unico, in un tempo che somiglia più ad una realtà virtuale che ad un futuro vicino alla nostra immaginazione. Ci sono luoghi sospesi, spazi infiniti, donne-macchine meravigliose capaci di far sognare, divertire e soddisfare i più intimi desideri di questi piccoli esseri umani insignificanti, soli, catapultati in un mondo che non sembra più essere il loro.
Ma 2046 è anche e soprattutto il numero della stanza attorno a cui ruota tutta la vicenda di questo elegantissimo film di Wong Kar-Way, capace di risvegliare nello spettatore il senso del bello di cui il cinema a volte (ahimè poveri spettatori) sembra dimenticarsi. Il nostro protagonista Tony Leung è un uomo solo, il suo lavoro lo gratifica ma non troppo, è stato capace di amare in passato ma ora sembra non esserlo più. E’ nella 2046 (camera d’affitto in cui vive) che la sua vita viene travolta da nuove donne, ponti col passato e con le altre amate, respinte o dimenticate e col futuro, dove tutto sembra fluttuare in un nuovo limbo di inquietudine e incertezza: le figlie dell’affittacamere, fonte di grossi grattacapi per il povero padre ancorato ai valori di un mondo (Hong-Kong negli anni ‘60) che inevitabilmente si sta trasformando; la piccola troppo sveglia per decidere di rimanere sotto la tutela del papà e la grande troppo caparbia per rinunciare al suo amore giapponese che il suo buon vecchio padre non riesce proprio ad accettare; la prostituta bellissima che di lui si innamorerà ma che non vedrà mai ricambiato il suo amore; la vedova nera, fuoco del passato e altre donne sempre meravigliosamente vestite che fanno da cornice.
Ironia della sorte è sempre 2046 il numero della camera di “In the mood for love”, dove il protagonista (sempre Tony Leung) si rifugerà per scrivere racconti con la bella Maggie Cheung, il suo amore ricambiato ma mai consumato. La poesia dell’immagine regna sovrana in entrambi i film, e i meravigliosi vestiti ne scandiscono i passaggi di tempo, insieme all’orologio Siemens che più volte vediamo inquadrato in “In the mood for love”. Il fumo delle sigarette (Camel in “In the mood for love”) diventa immagine in musica, alito caldo nell’aria fredda d’inverno; l’acqua diventa specchio, le porte vetri e gli specchi quadri. Wong Kar Way sa cosa sono la grazia e lo stile e ogni caviglia o tacco o unghia smaltata ce lo ricorda. L’unico pugno nell’occhio sembra essere il marchio LG che appare all’inizio e alla fine di “2046”, piazzato lì, solo, - cosa poco credibile per un futuro che tutti noi immaginiamo (Minority Report docet) pieno zeppo di brand - assolutamente “scoerente” con le bellissime immagini digitali che ci mostrano il futuro. Peccato..andrà meglio col prossimo logo.

Teresa Colamonaco

Riferimenti Dy's Group

Dy's World
Dy's Pro

Approfondimenti

www.ocean-films.com/2046



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