Stuart Gordon, come sempre dopo un deragliamento, ritorna sulla strada di casa che lo riporta alla Full Moon, a Lovercraft, allo sceneggiatore Dennis Paoli, ai Band e ai suoi attori feticcio. E torna a Giove per girare nello stesso castello de “Il pozzo e il pendolo”, stavolta sfruttandone in modo molto più completo le possibilità date dall’architettura medievale, celle, cantine, camminamenti, torri, corridoi che garantiscono atmosfere e pathos.
Dopo un incipit in cui una vecchia strega che sembra uscita da una favola dei Grimm entra in una cella in cui giace a terra un essere umano deforme e lo frusta ripetutamente, Barbara Crampton (bentornata) e Jeffrey Combs arrivano al castello che lui (John) ha appena ereditato ritrovandosi duca senza patrimonio ma proprietario di tale magione. Finalmente sposi, i due sono già in rotta a causa di un incidente di auto che ha reso cieca la loro figlia e ucciso il figlioletto di cinque anni. Arrivati al castello con la figlia sopravvissuta Rebecca, la governante del castello li accoglie ma si sincera che i tre abbiano intenzione di vendere la proprietà e di andarsene al più presto. Non un’accoglienza rassicurante! La stessa governante racconta loro la triste storia della vecchia di inizio film, in realtà la duchessa zia di John, la quale è stata abbandonata dal marito americano con un figlio che, per punire lo sposo fuggiasco, novella Medea, pare abbia ucciso. Adesso, dice lei, il castello è stregato: i lamenti sono quelli del fantasma del piccolo?
Un fantasma ben reale però perché all’interno di una cella, incatenato, un essere rugoso e sporco con lunghe unghie e corpo seviziato si divora un gatto vivo e per liberarsi dalle catene (invaghitosi dopo quarant’anni d’astinenza della bella cieca, novello “fantasma del palcoscenico”) si stacca da solo un dito. Questo freak cresciuto in cattività e diventato folle (tutt’altro che morto) si aggira ora libero per il castello alla ricerca della donna dei suoi desideri!
John, il personaggio di Combs, è frustrato dalle liti con la moglie che non gli perdona di essere causa della morte del figlio e allora si ubriaca in un bar e rimorchia la mulatta Raffaella Offidiani qui nei panni di una prostituta. La porta nella cantina del castello dove usufruisce dei suoi servizi spiato dal mostro (adesso sembra “l’uomo invisibile” dato che si è coperto con un lenzuolo bianco). Inutile dire che la nuda Offidiani diventa la prima vittima del nostro. In uno scatto di violenza, perché ha rifiutato la sua attenzione lasciva, le strappa coi denti un seno poi le parti intime in un orrido cunnilingus (bizzarro almeno quanto quello di Re-animator).
Ora John deve difendersi anche da un’accusa di omicidio da parte del carabiniere Luca Zingaretti (prima di… cambiare arma e diventare il commissario Montalbano…) convinto che ci sia lui dietro la scomparsa della prostituta (da cui il carabiniere ha avuto un figlio) e viene anche ricattato dal suo avvocato. Insomma un incubo nell’incubo!
Intanto nel castello, con Combs al commissariato, il mostro continua ad uccidere e rapisce Rebecca mentre la Crampton per salvarla finge di offrirsi a lui per poi pugnalarlo. Finale in crescendo tra horror di Fulci (con il freak in tutta la sua esposizione orribile) e psicodramma famigliare con ritorno sulla scena di John che si sacrifica per la famiglia riscattando la morte del figlioletto.
Gomarasca su Nocturno n.23: "Castle Freak è un film molto più intimo e personale rispetto ai precedenti lavori del regista (...) Gordon(...) descrive con inaspettata delicatezza la disgregazione del nucleo familiare dell'americano medio (...) insomma, Castle Freak è un film che merita di essere riscoperto e rivalutato come un cult del genere, capace di infrangere le barriere dell'horror".
Forse un po' troppo elegiaco ma sicuramente un buon horror con scene tra le più toste del cinema "gordoniano".