“Il pre-code di Wellman, è questo ritmo alternato e irrisolto del vizio e dell’ingiustizia sociale, della ricchezza più o meno acquisita in maniera corretta e della miseria che le scorre vicina, che si ritrova nel dettaglio dei destini dei personaggi” scrive Cyril Béghin in un articolo sul cinema di Wellman degli anni Trenta sui Cahiers du cinema del dicembre 2013. Heroes for sale (Eroi in vendita, 1933) ne è l’esempio probabilmente più attinente. Il testo della sceneggiatura di Robert Lord e Wilson Mizner è un’implacabile visione (pessimista) sull’economia capitalista (ce n’è anche per l’ideologia comunista con un immigrato rivoluzionario che appena fa i soldi diventa un becero menefreghista), sul patriottismo, sulla mancanza di solidarietà, sulla repressione. Un eroe di guerra, Thomas, non riconosciuto e abbandonato da chi lo doveva aiutare dopo esser sprofondato nella dipendenza dalla morfina (a seguito di cure per le ferite di guerra), riesce comunque a rifarsi una vita e a fare fortuna brevettando un macchinario per agevolare il lavoro di una grossa lavanderia. Purtroppo il macchinario costerà caro a lui e ai suoi colleghi. In seguito ad un licenziamento di massa scoppia una contestazione che coinvolge involontariamente il nostro (era lì per fermarla) e nei tafferugli con la polizia la moglie resta uccisa. La lotta per il pane e per il lavoro viene repressa considerando chi la fa un comunista (tira aria di maccartismo di là da venire) attentatore dello status quo. Pertanto confuso tra i manifestanti e bollato di comunismo deve scontare cinque anni di prigione per poi essere cacciato dalla città nonostante il brevetto per l’automazione lo renda ricco. Rinuncerà alla ricchezza per aprire una mensa per poveri in piena crisi del ’29 e si darà al vagabondaggio. Peccato per un finale un po’ tirato via tanto per dare un po’ di speranza perché il film, pur mantenendo qualche spunto ironico che è nelle corde del regista, è opera da ben figurare anche in un confronto con Furore di Ford e un classico del cinema preroosveltiano da accostare a quelli di Preston Sturges. “La sceneggiatura ambiziosa (…) affronta di tutto, dall’ipocrisia del culto degli eroi al comunismo! Un affascinante documento sociale dei primi anni 30.” Commento di Leonard Maltin sulla sua guida ai film. (voto 7+).
Scelta difficile e tutta a favore del figlio è anche quella di Jenny (Ruth Chatterton) protagonista di Frisco Jenny (Silenzio sublime, 1932) che per lui sacrifica addirittura la vita. Jenny, figlia di un dispotico proprietario di night, vede svanire tutti i suoi sogni quando il padre e l’amato e perbene fidanzato restano uccisi durante il terremoto di San Francisco del 1906. Sola e incinta decide di ricalcare la carriera del padre e diventa procacciatrice di donne per feste altolocate; durante una di queste un amico uccide un uomo e per difenderlo si caccerà in un guaio che le farà perdere il figlio affidato ad una coppia benestante. Negli anni mentre il figlio cresce senza sapere della sua esistenza e diventa un campione di football e poi un famoso PM, lei diventa un boss di una rete di prostituzione e altri affari loschi. Dietro le quinte Jenny aiuta il figlio nella sua carriera con metodi più o meno leciti e arriva ad uccidere addirittura l’amico di sempre perché questo voleva ricattare il PM. Sarà condannata a morte dal proprio stesso figlio e, nonostante sia l’unica possibilità di salvezza, si rifiuterà di svelargli di esserne la madre per non rovinargli reputazione e carriera. Costruzione tipica di un melodrammone hollywoodiano alla Goulding, che viene girato da Wellman con la consueta perizia tecnica, splendida fotografia, qualche tocco personale anche un tantino sperimentale e inquadrature glamour. (Voto 6)
Rise and fall di Tom Powers nel gangsteristico Nemico pubblico (1931) il capolavoro di William A. Wellman che svetta sui suoi molti film dei primi anni Trenta del Novecento. E’ insieme ai coevi Piccolo Cesare (1931) e Scarface (1932) uno dei capisaldi del cinema di questo genere. Wellman riesce qui alla perfezione in quello che in altri film non gli è parimenti riuscito, riesce in un’ora e venti a raccontare la vita di un uomo con capacità di sintesi e potenza delle immagini (su tutte la scena finale in cui Tom è letteralmente riconsegnato alla famiglia legato come una mummia e già cadavere). Riesce anche a presentarci un affresco storico dei ruggenti anni ’20 costruendo, con la sua riconosciuta perizia, il mondo dei sobborghi e dei ragazzi che vivono più per strada che in casa, il mondo della “ganga” (dal doppiaggio d’epoca per banda), l’arricchimento dei gangster grazie alla legge contro l’alcol, il mondo dei nightclub e delle donne “facili”, la chiamata alla guerra e le sue conseguenze. Per capire meglio come sia curata la costruzione di quella che era la contemporaneità fino a pochi anni prima della realizzazione del film consiglio il sito https://bamfstyle.com/2019/12/05/public-enemy-cagney-new-clothes-car/. Vi è poi il coté morale con la famiglia e gli amici. A Tom e all’amico Matt che scelgono la strada sbagliata si contrappongono il fratello di Tom, Mike, che sceglie di lavorare come tramviere di giorno e studiare di notte per poi rispondere alla chiamata della patria in guerra (e tornarne psicologicamente e fisicamente a pezzi) e della moglie, sorella di Matt, brava casalinga e nuora. Wellman riesce a dirigere un film coeso e potente anche grazie alla scelta degli attori, perfetti anche nei ruoli secondari. Tom è James Cagney nel film che lo ha reso famoso, qui esalta la sua posa disambigua e caratterizza il personaggio con colpetti affettuosi dati coi pugni, colpisce impietosamente un’amante che non sopporta più spalmandole in faccia pane e marmellata, si pulisce con ribrezzo la mano dopo che l’ha stretta ad un uomo che non vede di buon occhio, sposta il cappello con gesto da sbruffone, dà ordini agitando il pollice, profonde sorrisetti maligni e avanza con il suo caratteristico passo saltellante. L’unica a tenergli testa è Jean Harlow, donna perduta e suo alter ego femminile. L’unico momento “rilassato” e “esistenziale” del film si ha quando i due si ritrovano in stanza, lei adagiata su un divanetto, lui irrequieto nel dover manifestare i suoi sentimenti, scena in cui i due si “riconoscono”. Scrive dell’attrice Melanie Boissonneau sui Cahiers di dicembre 2013: “che siano prodotti nel contesto del pré-code o no, i personaggi incarnati da Jean Harlow possiedono sicuramente un’aura glamour e un sex-appeal, ma sono soprattutto vittime, a più livelli, del contesto patriarcale hollywoodiano”. Decisamente pré-code è Nemico pubblico che verrà rieditato con dichiarazioni moralistiche apposte all’inizio e alla fine del film per prendere la distanza dal protagonista criminale e dai gangster e verranno tagliate alcune sequenze, una in cui un sarto si prende confidenze gay con un guardingo Tom, una in cui la raggiante Joan Blondell fa gesti e dichiarazioni allusive, una in cui la donna del capobanda si getta nel letto di un Tom ubriaco cotto per far sesso. (Voto 7,5) “Ehi tratta bene quell’auto, non è una Ford!” apostrofa Tom quando consegna ad un inserviente la sua fiammante Lasalle (product placement comparativo in cui la Ford viene degradata ad auto per “poveracci”).
The purchase price (1932) è un gustoso country-movie in cui Barbara Stanwyck è una delle tante donne nei film pre-code che si innamorano dell’uomo sbagliato. Lasciata una famiglia e un matrimonio che preannunciavano una vita agiata e fuggita con un poco di buono per poi ridursi ad una vita insoddisfacente di cantante e ballerina di nightclub, Joan scappa nuovamente, prima a Montreal dove però è rintracciata dall’amante, poi, a seguito di uno scambio di persona, in un posto dimenticato da Dio in North Dakota per proporsi ad un contadino del luogo come moglie per corrispondenza. Scelta una vita dura in un posto in cui ci si alza alle 5 e si gela a -20, comincia ad apprezzare comunque le virtù del rozzo e indebitato marito, ma onesto e dalle qualità insospettate, fino ad innamorarsene. L’amore e la tenacia della donna la porteranno ad una vita pesante ma serena con il compagno, nonostante l’arrivo tra neve e ghiaccio dell’ex agguerrito a riprendersela. La parte meravigliosa dell’opera di Wellman è la descrizione tra il grottesco e il veritiero di una società contadina popolata da yahoos festaioli, sbevazzoni e rozzi (sembra di trovarsi dentro una striscia di Li’l Abner di Al Capp), in un luogo dove le distanze siderali tra una casa e l’altra sono da coprire a cavallo in mezzo a tormente di neve solo per riuscire a procurarsi qualche pezzo di carbone. La Stanwyck al solito una delizia per gli occhi sia quando è in camera in desabillè, sia quando è bardata da mutandoni e maglie di lana. (voto 6+). Citazione per Macy’s, Buick e Ford.