DEVIL – John Erick Dowdle (2010)
Sui titoli di testa la solita panoramica sulla città, questa volta Philadelphia… o almeno, è la solita panoramica se state guardando il film a testa in giù! In effetti la città è sorvolata dalla macchina da presa ma le immagini sono rovesciate e i grattacieli puntano verso il basso! Presto ci verrà spiegato da Ramirez, una delle guardie della CARAWAY SECURITY e voce narrante della storia, richiamando le parole della sua nonna, decisamente un’esperta notevole dell’argomento, che quando le cose vanno tutte a rovescio vuol dire che ci troviamo in presenza del Diavolo!
Ecco spiegato quell’uomo che si è buttato dal grattacielo causando un incidente davanti all’ORIENTAL GOURMET HOUSE (negozio presente a Toronto dove materialmente avvengono le riprese ma non a Philadelphia dove il film è ambientato).
Sul caso indaga il tormentato detective Bowden (Chris Messina) che con il dramma ha già avuto a che fare dato che moglie e figlio sono stati da poco vittime di un pirata della strada e quando entra nel grattacielo per far domande deve affrontare un’altra spiacevole situazione. Cinque persone (tre uomini e due donne) sono chiuse in un ascensore e proprio non si riesce a trarle in salvo. Inoltre, dentro quell’ascensore, ogni tanto viene a mancare la luce e nel buio succede sempre qualcosa di brutto, qualcuno è ferito o peggio ucciso.
E’ “el incontro con il diavolo” avverte Martinez davanti agli schermi SHARP da cui, assieme a Bowden, tiene d’occhio la situazione. Dapprima non è naturalmente creduto, quel matto e superstizioso ispanico, poi però il dubbio che qualcosa di difficilmente spiegabile stia accadendo si insinua anche nel detective…
Shyamalan, produttore e scrittore di questo primo episodio di quella che dovrebbe essere una serie di tre film horror da mettere in mano ad altri registi, di suo mette sul piatto i temi soliti (dostevskijani): delitto, senso di colpa, redenzione, pentimento, perdono, insomma i rovelli dell’uomo esplorati in una struttura di genere, in questo caso il diabolico.
Dal canto suo il regista John Erick Dowdle (già autore del non riuscitissimo remake di [REC], Quarantena) non insiste troppo sul gore (tutto ciò che è violento avviene nell’oscurità o comunque fuori campo) mostrandocene solo gli effetti sia fisici che psicologici e ci intrattiene con soluzioni registiche non troppo televisive ma neppure tali da non farci pensare che il film (per altro piuttosto corto, un’ora e venti circa) potrebbe tranquillamente figurare tra gli episodi dei “Masters of Horror” più che al cinema. In ogni caso la visione è piacevole quanto basta e ci si può accontentare.
Brand ne abbiamo già citate, aggiungiamo la (inoffensiva, utilizzata una volta tanto per lo scopo per cui nasce) sega elettrica RESCUE e l’accordo con la NHL per mostrarci immagini di hockey professionale, anche se poi il brillante scambio di battute “Sai che cosa spinge le persone a bere?”, “Chessò, i Philadelphia Eagles?”, si riferisce alla franchigia, perdente, di Football americano della città.
Non sono riuscito ad identificare la marca di birra che causa l’incidente della famiglia di Bowden (l’investitore mezzo ubriaco sta tentando di prenderne una dal fondo dell’auto e ciò lo porta a causare lo scontro) ma forse ciò è voluto per evitare una contro pubblicità.