Dopo i film televisivi per la Rai, Jancso torna momentaneamente in Ungheria dove dirige un altro grande film Elettra, amore mio (1974) con la grande attrice Torocsik Mari nei panni dell’eroina della tragedia greca che, dopo la morte del padre, spinge il fratello Oreste alla vendetta per uccidere Egisto (il “solito” Jozsef Madaras) il tiranno assassino. Il film è un manifesto conto la tirannia e l’inevitabilità che ciclicamente un tiranno prenderà il posto di un altro, ma, come già espresso in Roma rivuole Cesare, come la fenice anche gli oppositori, i giusti, rinascono per contrastarli.
Jancso torna ai suoi lunghi e movimentati piani sequenza in cui gruppi di una decina di personaggi si muovono attorno ai protagonisti. Cavalleggeri con fruste, cantanti, donne nude, ballerini… Jancso trasforma una piana erbosa in palcoscenico teatrale dove ambienta il suo dramma con evidenti influenze del teatro d’avanguardia e dello spirito sessantottino che ricorda il musical Jesus Christ Superstar uscito quasi contemporaneamente. Un’ora e dieci di immersione in una decina di sequenze visivamente “magiche”.
Mereghetti non è mai di manica larga con Jancso e riesce ad avere parole non totalmente positive neanche per un film come questo parlando di “rigore di una messinscena tanto controllata da diventare asfissiante” concedendogli solo due asterischi e mezzo. Il Morandini ne dà invece quattro su cinque “Bellissimo film (…) impianto esplicitamente teatrale, animato da movimenti coreografici, dove sui motivi classici della tragedia greca s’innestano simbolismi cari all’avanguardia degli anni ‘60” (Voto 7,5).
Film in costume senza product placement.