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CINEMA
17 Dicembre 2023 - 10:29

DIARIO VISIVO (Luchino Visconti)

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Bellissima (Luchino Visconti, Italia, 1951)
DIARIO VISIVO (Luchino Visconti)

Su Rai Play si trova la versione da poco restaurata di Bellissima (1951) di Visconti che restituisce tutti i pregi della fotografia e delle inquadrature volute dal regista. Il film arriva dopo una pausa seguita all’insuccesso e alle critiche per La terra trema che all’epoca invece di essere accolto per quel capolavoro che era, come anche altre opere neorealiste, viene tacciato di sfruttamento spettacolare della miseria dando una visione cupa dell’Italia. Visconti è così “costretto” ad accettare un soggetto (comunque non di un signor nessuno, ma di Zavattini, il poeta del neorealismo) sul mito del cinema come sogno di successo.

Protagonista Anna Magnani in una delle sue memorabili interpretazioni, vede la lotta di una madre nata in un quartiere popolare, con difficoltà di arrivare a fine mese, per proiettare la propria figlia ad un futuro da star, complice la ricerca lanciata da Cinecittà (e strombazzata per radio da un giovane Corrado Mantoni) di una bambina per interpretare un film del popolare regista (non più regista con gli stivali) Alessandro Blasetti, qui nella parte di sé stesso.

Madri che usano le figlie per ottenere ciò che loro non sono riuscite ad avere, personaggi truffaldini e ammaliatori (Annovazzi, il trafficone di Cinecittà impersonato da Walter Chiari), mariti esasperati, donne di quartiere sempre pronte a farsi gli affari degli altri, un po’ solidarizzando, un po’ giudicando. Visconti mette insieme più registri registici, del mito Hollywoodiano (di cui viene proiettato Il fiume rosso in un cortile di quartiere) traspone la corsa all’oro con quella delle donne con bimbe che si proiettano dentro a cinecittà in una corsa di diversa disperazione; la parte neorealistica della vita di quartiere, dei pranzi nelle fraschetterie e dei weekend in riva al fiume viene miscelata con il barocco che sarà la sua firma negli anni futuri delle immagini negli specchi e nelle inquadrature da “divina” che concede ad alcuni primi piani della Magnani; infine vi è una parte metacinematografica con i provini e soprattutto con la scena nella sala montaggio in cui si trova Liliana Mancini, già attrice di Sotto il sole di Roma di Castellani, per cui il sogno da star è crollato miseramente.

“Bellissima nasce da uno spunto neorealista. Col neorealismo condivide certe caratteristiche di stile: l’uso “austero” della macchina da presa, il sonoro in presa diretta, la recitazione che lascia spazio all’improvvisazione degli attori. Ma non parte da una contrapposizione ideologica tra le virtù della realtà e i peccati dell’artificio; cerca piuttosto nelle carenze della realtà le ragioni dell’evasione del sogno” scrive Alessandro Bencivenni nel suo Castoro dedicato a Luchino Visconti.

“Visconti racconta la realtà popolare piena di contraddizioni con occhi sempre lucidi, talvolta impietosi (…). Impietosamente satirico sul mondo del cinema come “fabbrica dei sogni”, ma anche critico sui metodi del neorealismo, oggi appare soprattutto come un ritratto di donna” da Il Morandini 2011.

“Un film disperante e grottesco sul falso mito del cinema (…) ma anche, se non soprattutto, un film feroce sulla “filosofia” del neorealismo: qui la rappresentazione del popolo è piena di contrasti e contraddizioni, realizzata con l’occhio impietoso di chi sa che i sogni sono destinati a infrangersi di fronte alla ferocia della realtà”.

Tra il product placement fa capolino la Coca Cola tra insegne di Carlo Erba e Bernini. Ma la “star” del film è Lambretta, ovvero quella che acquista Walter Chiari con le cinquanta mila lire che dovevano servire per “aiutare” la scelta della figlia della Magnani. (voto 7,5)

STEFANO BARBACINI

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