Zhang Yang è autore ormai conosciuto per chi frequenta Udine ma lo è principalmente per le sue commedie sentimentali e nostalgiche, mentre qui all’ ASIAN FILM FESTIVAL 2016 di Carpi è presente con un’opera che appartiene all’altra sua “vena” artistica, il road movie, tra il documentaristico, il poetico e il drammatico.
Protagonisti del film Path of souls è un gruppo di pellegrini provenienti dallo stesso villaggio partito con l’intento di raggiungere Lhasa e la montagna sacra Kang in Tibet. Un insieme di anziani, giovani e giovanissimi (anche una bambina ne fa parte) si muovono lentamente rispettando lo strano (per noi) rito della genuflessione in marcia, che consiste ogni qualche passo nel coricarsi a terra appoggiandosi su manopole di legno che hanno infilate nelle mani e battono ritmicamente per adorazione del Buddha. La lenta marcia si svolge tra le incredibili immagini dei paesaggi tibetani in tutte le condizioni atmosferiche (sole, acqua, neve). Il tutto è molto lento ma anche molto affascinante e lo sguardo di Yang da documentarista sa anche ben costruire una trama verso il pathos. Vita, fede, morte, speranza si sviluppano nell’apparente noiosa ripetitività della strana marcia. Bisogna solamente essere capaci di aspettare e contemplare.
Il gruppo di pellegrini è accompagnato da un trattore che trasporta tende, cibo e vettovaglie ed è uno dei prodotti di cui la Cina va fiera, l’autoctono trattore YTO, con cui immensi campi di grano sono stati lavorati. E’ questo il product placement del film anche se poi su un mezzo appare una grossa scritta CHANA STAR, altro prodotto dell’industria automobilistica cinese. Non è cinese come brand ma lo è sicuramente come lavorazione l’I-PHONE che a sorpresa appare nelle mani della bambina, ad un certo punto, per colloquiare con la nonna rimasta al paese.