Continuano le nostre visioni all’ASIAN FILM FESTIVAL di Reggio Emilia.
HOTEL BLACKCAT di Herb Hsu (Taiwan)
L’ Hotel Blackcat di Taiwan è “rifugio” di losers cinesi a cominciare dalla proprietaria ex prostituta d’alto bordo, con passato drammatico, ora anziana gestrice di questa attività neppure tanto in regola (infatti presto verrà fatto chiudere dalle autorità).
I clienti dell’hotel, praticamente fissi, conducono tutti vite infelici. Abbiamo un padre di famiglia abbandonato dalla moglie per le violenze sulla figlia ed ora in sospetto di tendenze pedofile, un divorziato dalle voglie di travestitismo che è appena stato licenziato, una donna che fa “il mestiere” con figlio ritardato da mantenere, una ragazzina che ha appena subito una violenza sessuale dai compagni di scuola e perfino una cameriera “in tema” alla quale pure non va tanto bene la situazione sentimentale.
L’incrocio di queste misere esistenze è accarezzato dalla camera dell’esordiente Herb Hsu, voglioso di mettere in mostra il proprio talento con movimenti di macchina a comporre falsi piano-sequenza passando da una stanza all’altra della struttura e pure scivolando sui corpi con lenti movimenti dall’alto in basso.
Poco product placement, a parte la BOTTEGA VENETA ringraziata nel finale, ha una importanza narrativa un dolcetto NGOC MAI con funzione madeleine proustiana.
HOUSEHOLD X di Yoshida Koki (Giappone)
Semplice e rigoroso il film “muto” del giapponese Yoshida Koki (contiene una decina scarsa di righe di dialogo in tutto). Agghiacciante osservazione della vita di una “casalinga disperata” che passa le giornate a riassettare la magione con maniacale precisione e a preparare i pasti agli uomini di casa, il figlio apatico e il marito piuttosto asociale che incrocia raramente perché lei è già a letto quando lui torna dall’insoddisfacente lavoro.
Solo alcuni attacchi di bulimia che la portano a “saccheggiare” il supermercato SENDO ci fanno capire che qualcosa agisce all’interno dell’alienata donna ma ormai è troppo tardi per tentare una fuga impossibile da questa esistenza senza speranza.
Con una macchina a mano sempre a ridosso dei tre personaggi, il regista ci restituisce immagini traballanti e sgranate che ci servono da monito per non entrare nella trappola della nullità di una vita “troppo normale” non stemperata da interessi di qualsiasi tipo.
Ostico ma bello.
Una lavatrice HITACHI assiste il lavoro domestico della casalinga, un computer IBM quello impiegatizio del marito, un furgone NISSAN (Atlas) l’azienda di trasloco in cui presta servizio il figlio.
DANCE TOWN di Jeon Kyu-hwan (Corea del Sud)
Ai margini di una moderna Seoul è costretta a vivere Jun-nim Rhee, nordcoreana rifugiata al sud dopo una precipitosa fuga dalla natia patria per l’unica colpa di aver visionato insieme al marito un film porno prodotto nella Corea del Sud. Sola, separata dall’unico affetto, dovrà adattarsi a vivere in mezzo ad altri coreani come lei che però la considerano una straniera. Un film non bello visivamente (girato in video di non altissima qualità) ma che con pochi fronzoli racconta lo spaesamento, gli effetti della dittatura, l’emarginazione, l’emigrazione e la questione paradossale di una nazione divisa in due e per motivi opposti piena di insoddisfazione. Necessario anche se un poco moralistico.
Nota particolare di piazzamento per DUNKIN’ DONUTS chiamato a rappresentare la “modernità” del sud rispetto all’arretratezza del nord, ma anche COCA COLA, lavatrici YAMAMOTO, auto HYUNDAE e una tuta POLO in evidenza.
HARU’S JOURNEY – Kobayashi Masahiro (Giappone)
Il film racconta il viaggio di una ragazzina assieme al vecchio nonno attraverso una regione giapponese alla ricerca di una sistemazione per la nipote presso alcuni parenti dell’uomo sparsi in diversi paesi differenti. Però l’anziano non ha lasciato in passato buoni ricordi ai propri fratelli e sorelle presso cui si presenta tanto che questi hanno perso il rispetto per lui e lo considerano un viziato parassita da respingere. Pertanto, lasciati soli lungo la strada con i ricordi che riaffiorano alla luce della storia drammatica dei genitori della ragazzina fatta di tradimento, divorzio e mancato perdono, i due sono determinati a proseguire la loro vita insieme fino alla morte del nonno.
Film piuttosto noioso e senza sussulti visivi ne narrativi concepito per piacere alla platea a cui piacciono i filmoni con trama strappalacrime con speranza finale.
Poco piazzamento nella pellicola, giusto 77 BANK, YARIS e JAPAN RAIL.