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CINEMA
17 Maggio 2026 - 21:35

DIARIO VISIVO (Alcune opere del cinema greco di ieri e di oggi)

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The song of separation; The counterfeit coin; Stella; My best friend
DIARIO VISIVO (Alcune opere del cinema greco di ieri e di oggi)

Filopoimin Finos è stato colui che ha creato un’industria per la cinematografia greca e principalmente questo è quello che ha fatto nel cinema della sua nazione. Ha però girato anche un film, The song of separation (1939), l’unico, che combina il “musicarello” al melodramma alla Matarazzo e, se vogliamo continuare con paragoni con il cinema italiano, ha lanciato nella sua prima apparizione l’attore e cantante Lambros Konstantaras (che poi diventerà famoso come attor comico in realtà) che si può vedere come una specie di Claudio Villa greco. Quindi fondamentalmente (essendo uno dei primi film con una sonorizzazione completa del cinema ellenico) un veicolo per varie canzoni cantate da lui e da Evgenia Danika su una trama di amore diviso tra due donne per lo stesso uomo. Lui, Konstadis, è un pescatore con l’hobby del canto che è innamorato della selvatica Zoitsa. Quando incontra, sull’isola dove vivono i due, la turista Miranda, se ne invaghisce ricambiato. Inoltre lei ha conoscenze nell’industria discografica e lo vuol lanciare come cantante. Partono insieme per Atene mentre Zoitsa resta a struggersi d’amore. Ma Konstadis non si trova a suo agio nella sua nuova vita e, letteralmente, si toglie giacca, camicia e cravatta per indossare nuovamente il maglione e il cappotto neri che sono una specie di divisa per i pescatori della sua terra e torna dall’amata primigenia. Finos impronta il film sulla contrapposizione tra il mondo semplice dell’isola con le sue taverne, le barche e il mare e la vita dei ricchi del continente con auto lussuose e case moderne e pomposamente arredate. Riesce a darci qualche emozione semplice e anche un po’ banale quando i due protagonisti che si trovano a molti chilometri di distanza cantano in parallelo la stessa canzone con i flashback del loro amore. Per il resto non si discosta molto da un’elementarità a volte stucchevole. (voto 5,5)

Nel dopoguerra greco la voglia di tornare alla speranza e ad una rinascita attraverso il cinema popolare fu motore per la produzione di decine di commedie che negli anni ’50 raggiunse il suo apice. Vi partecipò anche il regista Yorgos Tsavellas (o Tzavellas o Javellas…) che principalmente era invece un regista teatrale che al cinema aveva approcciato con temi mitici ma poi approdò al melodramma e alla commedia con fini di illustrare la situazione della gente povera. Poetica pauperistica che si realizzò pienamente con uno dei suoi film più conosciuti e di maggior successo, The Counterfeit coin (1955), un film fondamentalmente a sketches utilizzando il pretesto di una moneta d’oro falsa che passa di mano in mano e ogni volta apre un nuovo episodio. Si parte da chi ha costruito la moneta, un timido e sommesso artigiano spinto dal (falso come la moneta) amore di una femme fatale che sfruttando le sue abilità vuol diventare ricca. Ma la moneta creata dall’uomo non è fatta abbastanza bene per ingannare chicchessia. Finisce poi in mano ad un mendicante (sempre falso) cieco. Il nostro mendica in un angolo di strada dove lavora anche una prostituta. Il rapporto di odio e solidarietà miserevole tra di loro è il senso dell’episodio. Quando la moneta finisce abbandonata per strada (i due finiranno entrambi in galera) viene raccolta da una povera bambina la cui famiglia è stata distrutta dai debiti (entrambi i genitori poverissimi sono morti) e impietosamente incalzata dal tirchio e insensibile padrone di casa, una specie di Scrooge. E proprio come il personaggio creato da Dickens, alla fine, cambia radicalmente il proprio carattere mosso a pietà per la bimba, facendo finta di credere che la moneta che lei gli dà sia vera ed adottando la piccola come figlia. L’ultimo episodio comincia con il ritrovamento della solita moneta all’interno di una torta (usanza greca) da parte di una coppia felice del loro amore nonostante la povertà. Almeno fino a che i morsi della fame e la miseria non superano i limiti della sopravvivenza… Lui è un pittore che non vuole svendere la propria arte e non si abbassa a fare lavori commerciali e dozzinali e perciò non guadagna una lira. Lei è la ragazzina diventata grande e quindi proviene da una famiglia benestante ma l’ha lasciata per vivere con lui d’amore e speranza… Un bel giorno però non ci sta più a rischiare la morte per mancanza di cibo e se ne torna in famiglia sposando poi un ricco signore. Si rincontreranno anni dopo, lei moglie e madre, lui finalmente famoso, e ricorderanno con amarezza quello che poteva essere e non è stato. E’ l’episodio migliore in cui si disquisisce di valori, ricchezza, rifiuto di vendersi, orgoglio personale e… amore. Tsavellas mischia neorealismo italiano, realismo magico francese e cinema di genere americano, inserendo nel film, in bianco e nero, alcuni oggetti colorati (la moneta, la luna) e alcune sovrapposizioni fantasmatiche. Insomma un film eterogeneo che sa colpire al cuore. (voto 7) Il product placement è presente ma di difficile individuazione, vi è una pubblicità Iris che appare più volte e altri prodotti in alfabeto greco. La British Airways invece è proprio quella.

Stella è una cantante di bouzouki in una taverna greca, donna di grande fascino e dagli occhi “grandi e famelici”, donna povera ma fiera e che “non c’è nulla che non potrebbe fare per preservare la sua indipendenza”. Passa da un uomo a un altro ma non è una traditrice, una femme fatale mangiatrice di uomini, vuole rispondere solo al suo cuore e sa dare passione finché dura ma quando è finita è finita. Stella (1955) (a cui l’aggiunta nel titolo italiano “cortigiana del Pireo” non rende giustizia, anzi è quasi offensivo) di Michael Cacoyannis dà un ritratto di donna moderna che sarebbe attuale anche al giorno d’oggi (e che deve aver avuto un bell’impatto nella Grecia degli anni ’50). Ed oggi come allora, il suo comportamento libero, le sue scelte sentimentali e sessauli, non sono accettate da uomini che hanno un concetto retrogrado e criminale dell’onore e dell’offesa alla loro mascolinità. Oggi come allora vi sono uomini deboli disposti a suicidarsi perché non accettano di separarsi da una donna che non li ama più. Oggi come allora vi sono uomini che si sentono forti e che vogliono possedere totalmente la donna come fosse un oggetto di proprietà (“o sei completamente mia o non lo sarai per niente” dice il famoso calciatore che la conquista ma non ne accetta l’indipendenza) e se non riescono pensano solo al femminicidio. Stella lascia il benestante Alekos perché a lei non interessano i soldi, lo ha amato ma ora è finita e la famiglia borghese di lui non lo accetta. Stella ama di grande passione il calciatore Miltos ma quando questo le dice che la deve sposare o lui se ne va, lei accetta contro sé stessa ma poi non si presenta all’altare e lui pensa solo a vendicare il torto al suo machismo sbeffeggiato. Cacoyannis gira un melodramma con momenti di canto tradizionale ad opera della cantante Sofia Vempo (ma anche delle altre due attrici protagoniste) per cui il regista utilizza uno stile a tratti hollywoodiano (Melina Mercouri recita ed è inquadrata come a suo tempo Marlene Dietrich e Greta Garbo), a tratti neorealista (la ripresa dei vicoli poveri e ancora segnati dalla guerra sembrano rifarsi a quelle di Rossellini). “Lo sfondo dei sobborghi permeava di fascino un film tecnicamente perfetto” scrive Georges Sadoul in Storia del cinema mondiale. Mentre Giulio Sangiorgio sulle pagine di Film Tv n. 1151 del 2015 paragona il film ad una miscela di Emmer e Matarazzo: “Cacoyannis, ispirato da Luciano Emmer, da Roberto Rossellini, come da Raffaello Matarazzo, racconta la storia melodrammatica di una donna che rifugge la morale e soccombe alle ragioni del cuore. Una tragedia greca al tempo di un neorealismo portato ai limiti, con recitazione modernissima”. Il meglio lo troviamo nel finale quando vengono montati in parallelo due balli in locali diversi di Stella e del calciatore fino allo sfinimento, preparatori di un finale creata come una scena di “duello” western che finisce in una tragica scena che unisce passione e morte. (voto 7,5) Life, Time, Le figaro si vedono in un’edicola e altre marche (birre e altre prodotti) sono presenti nel product placement ma in caratteri di alfabeto greco.

Su Youtube e anche su Dailymotion si può rintracciare il lungometraggio d’esordio di Yorgos Lanthimos My best friend (O kalyteros mou filos, 2001), una commedia in coregia con l’attore protagonista del film Lakis Lazopoulos. Ironia, un po’ di demenzialità e sesso in questo film in cui il protagonista Konstadinos, che dovrebbe passare tre giorni premio a Parigi, perde l’aereo e torna a casa in anticipo. Cosa che qualunque marito sa che può essere rischiosa… infatti trova la moglie rumena a letto con il suo migliore amico Alekos con cui ha condiviso tutta la vita da quando avevano 6 anni. A complicare le cose c’è il fatto che la moglie fedifraga è la migliore amica della moglie di… Alekos. Un gioco delle coppie con equivoci e sotterfugi imbarazzanti come in tutti i film del genere accadono. Quello che rende un po’ più originale il film sono i personaggi che Konstadinos e Alekos incontrano durante il film: una moglie che pratica il sesso di gruppo (è come il marxismo, tutti per uno e uno per tutti) ma arrabbiata col marito perché ha superato il numero fissato a 6 persone; una psicologa che si innamora di Konstadinos ma che in passato è stata amante di Alekos; un’assistente detective che dopo la morte del “principale” ne prende il posto travestendosi da uomo (e scopre ci Konstadinos è stato il suo primo amore)… Il film finisce con una sorpresa finale che metterà in crisi i due amici peggio del tradimento di Alekos. Alcuni pezzi brillanti, altri da commediaccia, alcuni vezzi registici (dialogo con l’interlocutore ripreso dagli occhiali a specchio, carrellate veloci, montaggio a tratti originale) e attrici notevoli per bellezza e spigliatezza, dai tratti non propriamente greci (due biondissime con il fisico da modelle Smaragda Karydi e Elisavet Moutafi). Un film non totalmente riuscito e un po’ sbrindellato (voto 5/6). Notevole per quantità il product placement del film che vede Siemens, Metaxa e Interamerican, Panafon, Asset davanti a tutti (ringraziati in grande evidenza nei titoli di coda), ma vi abbiamo scovato anche Lucky Strike, LG, Duracell, Sony e Olympus.

STEFANO BARBACINI

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