Secondo capitolo del franchise di James Wan, Conjuring 2: il caso Enfield (2016), ricostruisce i “fatti” che hanno portato a considerare la casa di un sobborgo di Londra il caso più documentato di poltergeist. I protagonisti sono sempre i coniugi Warren, Lorraine e Ed, ispirati ai realmente esistiti demonologi ed indagatori del paranormale che fondarono la New England Society for Psychic Research. Nel film, interpretati dalla sempre fantastica Vera Farmiga e da Patrick Wilson, sono incaricati direttamente dalla Chiesa per indagare su quello che accade nella casa di una donna divorziata che vive con i suoi quattro figli. Oggetti che si muovono da soli, rumori dentro le pareti, levitazioni e possessione della figlia più piccola di 11 anni da parte di un vecchio precedente abitatore della casa. Vi è anche un demone in forma di suora che poi darà vita allo spin-off della serie di The Nun, che insieme a quello di Annabelle, presenta sotto forma finzionale altri casi affrontati dalla coppia di investigatori del soprannaturale. Il film è ambientato negli anni settanta e questo dà un’aria vintage al film non sgradevole (Sony e Rca riescono comunque ad apparire come product placement). Se ci limitiamo al livello narrativo e a quello “de paura” è difficile trovare qualcosa di non già visto più volte (Amytiville, Poltergeist e i parenti tutti) ma la recitazione e la capacità di coinvolgimento di James Wan, grazie alla sua indubbia capacità registica che qui trova l’apice nei suoi piani sequenza “volanti”, rendono il film piacevolissimo e consigliabile agli amanti del genere (voto 6,5)
Bradley Cooper al suo secondo film dopo il successo del remake di E’ nata una stella, eredita un progetto di Steven Spielberg, narrare una biografia di Leonard Bernstein. Maestro (2023) è incentrato principalmente sul rapporto tra il direttore d’orchestra e compositore ebreo americano e l’attrice sua moglie Felicia Montealegre che gli ha dato tre figli e gli è stata a fianco fino alla sua morte (di Felicia, per cancro al seno e ai polmoni; entrambi fumatori incalliti nel film non vediamo mai gli attori Bradley Cooper e Carey Mulligan senza la sigaretta in mano) nonostante Bernstein fosse un “omosessuale che si è sposato”. Il film presenta la situazione come quella di un grande artista che ha realmente amato tantissimo la moglie e i figli ma che non ha mai potuto fare a meno di assecondare gli istinti sessuali per il proprio sesso. La parte artistica della sua vita fa parte dell’opera di Cooper ma resta in secondo piano. Il film è un biopic girato correttamente e a tratti interessante, in cui il Cooper regista cerca di sfruttare le sue conoscenze registiche dovute all’osservazione di altri colleghi utilizzando l’ormai abusata alternanza bianco e nero e colore, ad esempio, non riuscendo però mai a sterzare da un normale film del genere che, solitamente, si rivelano essere piuttosto noiosi (il senso dello spettacolo di Nolan o la visionarietà di un Ken Russell, per portare esempi di diverse epoche, sono ben lontani) (voto 6-)
A volte si fa fatica a capire cos’è che fa presa sul pubblico che, si sa, non è tutto cinefilo, non ha la competenza “storica” per capire la “qualità” di un film (che comunque resta sempre molto soggettiva vedi le clamorose differenze di giudizio anche tra critici scafati su molte opere) e va al cinema solo per divertirsi e passare qualche ora in leggerezza. E’ il ragionamento che ho fatto oggi tra me e me, tornato a casa molto stanco e quasi certo di addormentarmi davanti ad un film con un minimo di impegno intellettuale, scegliendo di vedermi La befana vien di notte (2018), sapendo bene che non avrei visto un film particolarmente interessante ma sperando almeno di divertirmi un po’. E poi alla regia non c’era uno qualunque ma Michele Soavi… chissà. Invece alla fine della visione l’unico mio pensiero è stato: ma veramente di un film come questo ne è stato fatto un seguito (o prequel da quel che intuisco dal titolo)? Perché? Davanti a tale povertà di idee, ad un prodotto che non si capisce bene se vuol essere un teenhorror, una favola per bambini o una commedia natalizia e che è solo un noiosissimo pastrocchio, come è possibile che qualcuno abbia pensato ce ne volesse un altro? Misteri del cinema e delle produzioni (e dei gusti del pubblico visto che gli incassi sono stati buoni). Sicuramente uno dei fattori è Paola Cortellesi (che però non si è lasciata coinvolgere nel secondo capitolo), nuovo fenomeno nazionalpopolare come dimostra il suo film da regista e attrice protagonista, che passa un po’ ovunque come capolavoro e baluardo del rilancio del cinema italiano, mentre è un prodotto sicuramente di valore con qualche elemento di originalità, ma ben lontano da evitare compiacimenti e paraculaggini. In mezzo a tutto ciò è finito il povero Soavi che mi sembra ormai accetti di tutto cercando tristemente di ricordare, con qualche passaggio arzigogolato e sprazzi di dark (che però resta ad altezza adolescente), di essere stato una promessa (non mantenuta) del nuovo cinema di genere italiano. (voto 5-)