SHARK 3D – Kimble Rendall (2012)
All’interno dell’Oceania Food Mart nel Queensland australiano si sta dando vita ad una tipica rappresentazione della stupidità umana.
Sta avvenendo una rapina ad opera di due individui, uno (il Julian McMahon conosciuto per il ruolo di Sean in Nip/Tuck) probabilmente costretto (deve sdebitarsi per qualcosa fatto dal fratello) dall’altro, quest’ultimo è anche un sanguinario assassino.
Ma chi circonda i due non brilla per intelligenza e integrità. Abbiamo infatti una ragazza le cui turbe per la perdita della madre la portano a ribellarsi al padre rubando all’interno del supermercato; il genitore di questa, un poliziotto fallito come padre e talmente fanatico da permettere che il rapinatore uccida una donna ostaggio piuttosto che dargliela vinta; una coppia di giovani belli e idioti a cui interessa solo scopare e vestirsi con abiti firmati (lei con cagnetto sicuramente preferito al muscoloso biondo che l’accompagna); un giovane dal passato traumatico che incontra dopo un po’ di tempo la sua ex accompagnata con un orientale e ne è geloso; un direttore frustrato che si sfoga sui dipendenti licenziando con una certa superficialità.
Ad espiare colpe e bassezze umane arriva uno tsunami quale diluvio purificatore a seminare morte all’interno del supermercato allagandolo e costringendo la fauna umana appena descritta a ripararsi sui ripiani più alti degli scaffali ormai privi di merce.
Trovare la salvezza non è però così semplice dato che nelle acque si aggirano “lost in a supermarket” un paio almeno di squali bianchi lunghi quattro metri pronti ad ergersi a cavalieri dell’apocalisse.
Si cerca di dare complessità ad una vicenda ormai raccontata in varie salse con almeno un’idea carina, gli squali che si aggirano per la scaffalature di un alimentari cercando cibo capovolgendo la situazione: ad approvvigionarsi sono gli animali, sugli scaffali i prodotti da consumare gli umani…
Purtroppo Kimble Rendall (di cui abbiamo visto l’horror piuttosto insipido “Cut-il tagliagole”) non è Darabont e non riesce a dare spessore psicologico e metafisico al suo film. Mette troppa carne al fuoco, vuole essere pregno, vuole spaventare, vuole stupire, vuole emozionare, vuole anche far sorridere (con la coppia di scemi col cane di cui si è detto). Per riuscire a far tutto decentemente, visto che il regista non ha certo il dono della sintesi ma è assai retorico sia nei dialoghi impegnati, sia nelle scene sentimentali, avrebbe avuto bisogno di almeno un’altra mezzora buona di film…
Nella canonica ora e mezza ci rilascia invece solo buone intenzioni e qualche notevole scena in 3D (alla fine poche se rapportate al resto, su tutte la “presentazione” del primo squalo nell’antefatto che sembra uscire dallo schermo e il travolgente avanzare dello tsumani veramente impressionante con le tre dimensioni, a livello degli effetti di “Universal Studios”) ma non tedia più di tanto e qundi rimane più che sopportabile.
Product placement dominato dalla APPLE presente sia con MAC che con I-PHONE, ma assai abbondante e facilmente visibile grazie all’ambientazione all’interno di uno store. COCA COLA, detersivo MILO, ENERGIZER, HUGGLES sono solo alcune delle marche in esposizione.
Infine da riportare che per salvarsi dallo tsunami la ragazza della coppia rinchiusa in una BMW utilizza le scarpe con tacco GUCCI, regalo del compagno che però, davanti alle sue remore di sprecarle in questo modo, le confessa che sono false.