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CINEMA
15 Luglio 2026 - 19:38

STELLANTIS NELL'UNIVERSO

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Disclosure day (Steven Spielberg, USA, 2026)
STELLANTIS NELL'UNIVERSO

Il nuovo film di fantascienza di Steven Spielberg, Disclosure day, inizia come un normale thriller cospirativo in cui intravvediamo uno scontro tra un’agenzia paragovernativa, la Wardex (con a capo Colin Firth), oscurantista e decisa a difendere lo status quo, e un gruppo di “ribelli” al cui comando sta Hugo che vorrebbe disvelare (come da titolo) i segreti per cambiare il mondo, che si disputano un dispositivo fantascientifico che dà, a chi lo possiede, vari poteri come quello di entrare nella mente delle persone a distanza, quello dell’invisibilità, quello di “dare la luce”.

Solo dopo 35 minuti di film appaiono gli alieni, i caratteristici grigi di Roswell e dell’Area 51. Alieni vittime di duri interrogatori ed esperimenti scientifici che richiamano Guantanamo. Alcuni file video secretati sulle torture dei poveri esseri sono stati piratati da Daniel Kellner (Josh O’Connor) che, novello Assange, li vuole rendere di pubblico dominio. La questione è quella di quanto sia pericoloso o meno rivelare la verità con il rischio, secondo la Wardex, di “creare squilibri in un mondo già destabilizzato”. Sì perché siamo alla vigilia della Terza guerra mondiale come apprendiamo dai media.

Spielberg guazza nell’attualità mondiale ma non lo fa con un film di fantascienza diretto come i precedenti Incontri ravvicinati del terzo tipo oppure ET, e neppure affronta la distopia mettendo sullo schermo un testo preesistente come ne La guerra dei mondi, qui prende posizione contro le religioni e le filosofie politiche che portano ai contrasti che tutti vediamo attorno a noi. Contro una religione che si impossessa di Dio per creare distanza dagli altri. Un Dio di proprietà di un’etnia, di una razza. Il discorso che vuole mettere assieme, e lo fa in modo intrigante, è quello di una nuova religione realmente panteista, nel senso totalmente universale e per universale si intende anche per gli abitanti di altri pianeti. D’altronde “se Dio ha creato un intero universo perché indirizzare la sua fede solo sugli uomini della terra?”

Tutto porta a simboli religiosi, i due protagonisti Kellner e l’anchorwoman Margaret (Emily Blunt) sono veri e propri profeti. Lui ha in sé il linguaggio, lei la conoscenza. Lei addirittura, grazie all’apparizione di un “cardinale” rosso, nel senso del piccolo uccello, evidente riferimento religioso, assume poteri di onnipotenza divina (parla qualsiasi lingua senza saperle, guardando in faccia le persone riesce a capirne subito tutta la storia e a far apparire i loro cari davanti a loro convincendoli a fare quel che lei vuole), superpotere divino da lei non voluto e che la mette di fronte a “grandi responsabilità”. Ma l’intervento “messianico” non si limita a loro due, vi è anche Jane (Eve Hewson) che fa da intermediaria tra “vecchia” religione (era una novizia che poi ha lasciato il convento) e “nuova”; l’abduction aliena qui diventa la “rivelazione” della religione universale.

Lo scopo umanistico di Spielberg è quello di invocare un’unione attorno ad una fede collettiva che, al di là del credo di parte, diventi solidarietà e unione delle persone dei mondi per una pace universale, convincendo gli “oscurantisti” che la rivelazione della verità è cosa buona e giusta, non bisogna perdere “la fede nelle persone”. Scopo lodevole (e un po’ utopistico) ottenuto con la solita capacità di organizzazione registica e senza tralasciare momenti action (a momenti sembra di essere in Mission impossible) e fantastici, che a mio parere stonano, ma che rendono il film più spettacolare ed attrattivo. (voto 7)

Se si vedono delle Ford lustre e nuovissime, è la Stellantis con il truck Ram e con un’Alfa Romeo (a cui ne fanno passare di tutti i colori) a primeggiare nel product placement che vede anche (oltre alle varie stazioni televisive citate) Gulf, Marshall, Win pro wrestling, la società di stoccaggio U-ahul, i pastelli Crayola.

STEFANO BARBACINI

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