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CINEMA
15 Aprile 2017 - 00:27

DIARIO VISIVO (Claire Denis)

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Les salauds (Claire Denis, Fra, 2013)
DIARIO VISIVO (Claire Denis)

Il cinema di Claire Denis non è un lungo fiume che scorre tranquillo, è magma vulcanico incontrollabile che tutto travolge senza lasciare tanto tempo alla riflessione. E’ impossibile trattenere il lavoro della regista francese dentro gli argini. I suoi film se ne vanno dove ne hanno voglia senza regole, senza accondiscendenza verso lo spettatore.

In realtà Les salauds ha anche una sua trama piuttosto “regolare” rispetto ad altre opere sue. Ha un impianto noir il cui inizio avviene dopo il suicidio di un padre di famiglia che lascia una moglie (Julie Bataille) in difficoltà finanziarie (ha una ditta di scarpe da donna sull’orlo del fallimento) e una figlia (Lola Creton) in condizioni psicologiche e fisiche disastrose (viene ritrovata vagante per le strade completamente nuda con la vagina devastata). La moglie ha un fratello (Vincent Lindon) che era anche un grande amico del suicida, capitano di navi petroliere e sempre in giro per i mari. Tornerà dopo questi avvenimenti per aiutare la sorella e cercare di capire cosa è successo. Pare infatti che vi sia un conoscente del marito, Edouard Laporte (Michel Subor), che faccia cose orribili alla nipote ancora minorenne. Egli affitta un appartamento sopra a quello dove abita Laporte. Quest’ultimo è un vecchio ricco che mantiene una moglie (Chiara Mastroianni) insoddisfatta e con cui ha rapporti piuttosto distanti anche a causa della differenza d’età. Vincent avvicina il figlio dei due per poter poi concupire la madre con cui avrà una storia d’amore divenendone l’amante. Intanto si prende un anno sabbatico dal lavoro e comincia ad indagare e scoprirà uno strano luogo dove vengono praticate pratiche libertine (con utilizzo di spighe di grano come godemiché) e che la sua famigliola ha qualche tara riguardo a come praticare il sesso e riguardo il rapporto tra padre e figlia…

Nonostante questa trama thriller piuttosto lineare, il film irrita spettatori e critici perché la Denis non ha, al solito, nessuna intenzione di rispettare alcuna regola ne narrativa ne di esplicitamento del punto di vista. Vi sono salti temporali, ellissi narrative, incastri da immaginare, sogni che si confondono con la realtà e soprattutto non vi è una morale, non vi è una condanna per quegli uomini (chi sono i bastardi del titolo?) che fanno cose terribili. La regista dice che lei ha messo in scena cose inevitabili anche se non condivisibili e che non ha intenzione di giudicare nessuno.

Il film è violentissimo ma in esso vediamo pochissime scene violente. Il suicidio, un incidente in macchina mortale, le violenze sessuali, non le vediamo. Assistiamo solo ai loro effetti. Alla regista interessano più gli effetti sui corpi che non la consequenzialità degli avvenimenti. Il corpo della giovane Creton completamente nuda e sanguinante, i corpi avvinghiati degli amanti Lindon e Mastroianni, i corpi sfatti dalla vecchiaia di Laporte e dell’amico, il corpo ferito dello stesso Lindon e quelli martoriati dall’incidente  avvenuto dopo una miscela pericolosa di sesso e morte.

E’ inutile cercare di capire “tutto” e sperare che la Denis ci conceda una qualche partecipazione emotiva. I suoi film sono macini che ti arrivano addosso e non ti lasciano nulla di piacevole. Per questo non piacciono al pubblico e non piacciono neppure ai critici poco curiosi. Non piacciono agli amanti del film di genere perché non rispettano le regole ne del thriller, ne del noir, ne dell’horror; non piacciono ai critici mainstream perché non contengono linearità e concessioni sentimentali; non piacciono ai critici a cui piace il cinema d’essai perché sono amorali e non certo politically correct.

A noi a cui piace il cinema-cinema i film della Denis piacciono eccome. Nonostante quelli che pensiamo essere difetti: ma siamo sicuri che non siano solamente un altro modo di vedere le cose?

Dice la regista intervistata da Jean-Sebastien Chauvin e Stephane Delorme su i Cahiers du cinema di luglio-agosto 2013: “Ho l’impressione che la televisione abbia distrutto certe terminazioni nervose. Vediamo talmente tanti morti che tutto si è attenuato (…) Il cinema diventa sempre meno astratto. L’astrazione è roba spinosa. Non so se siamo più in grado di sopportarla”.

Product placement principalmente per MARLBORO. Buon piazzamento anche per una spider ALFA. Viene richiesta una PERRIER e Laporte indoss, in mare, materiale sportivo H&H. Alla fine vengono ringraziate numerose firme di moda tra cui LABOUTIN (che fornisce le scarpe da donna con tacco alto), AGNES B., HERMES, DIOR…

STEFANO BARBACINI

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