Anche se a distanza di qualche mese non potevamo non parlare del forse ultimo grande successo del 2012, “Skyfall”.
Dopo l’opaco Quantum of Solace di Marc Forster, il timone passa nelle mani di Sam Mendes, regista Premio Oscar per American Beauty che riporta la saga di 007 ai fasti dell’ottimo Casinò Royale.
Nel tentativo di recuperare un hard drive che contiene la lista degli agenti NATO sotto copertura, 007 e la partner Eve si lanciano all’inseguimento di un mercenario francese tra le strade di Istanbul. L’operazione ha però degli esiti disastrosi. Eve spara accidentalmente a Bond che viene dato per morto. L’MI6 finisce sotto attacco, M viene costretta al pensionamento e un nuovo terribile nemico si profila all’orizzonte. Uno 007 stanco ed acciaccato, interpretato per la terza volta dall’inossidabile Daniel Craig, deve rientrare in azione per scoprire chi sta minacciando l’MI6. Lo affiancano Eve, la fascinosa Naomie Harris, e un Q versione giovane nerd. Sulla sua strada la fatale Severine che ha il corpo mozzafiato della franco-cambogiana Bérénice Marlohe e che, purtroppo, sta sullo schermo troppo troppo poco.
Ma la vera Bond-Girl del film è M, lettera che diventa simbolica iniziale della parola “madre”, interpretata per la settima volta da una mastodontica Judi Dench che riesce a conferirle distacco e humour inglese in un mix irresistibile. A chiederne il pensionamento un autoritario Ralph Fiennes nel ruolo di Mallory, nuovo direttore dell’Intelligence and Security Committee.
Nei panni dell’effeminato nemico Villain Silva, Javier Bardem regala una delle sue interpretazioni più memorabili, meritevole di una nomination all’Oscar, assolutamente ipnotico in ogni monologo o dialogo di cui è protogonista.
Questo terzo Bond con Daniel Craig può contare su un sorprendente equilibrio tra passato e presente, con l’aggiunta di qualche promettente accenno di un futuro prossimo su grande schermo che a questo punto sembra davvero assicurato per il personaggio creato dallo scrittore Ian Fleming, il cui fascino ha resistito intonso all’avvento del nuovo millennio. Ci si attendeva molto da questo ventitreesimo film di James Bond, che, nell’anno del suo cinquantesimo anniversario, consacra la saga dell’agente britannico più famoso al mondo come la più longeva della storia del cinema. Ma Skyfall non delude, anzi supera di gran lunga qualsiasi aspettativa.
In conclusione non potevamo che dare spazio al nostro amato product placement, che con James Bond e il suo charme inconfondibile, riesce dal 1962 con Dr. No ad accrescere l’importanza ed il desiderio di numerosissimi marchi. Grandi brand hanno fatto la storia legando il proprio nome a quello di James Bond (su tutti, cito Aston Martin), ma mai come in questo caso, attorno a 007 si sono accalcate marche su marche (Heiniken, Omega, Sony, Coca-Cola Zero, Aston Martin, Procter & Gamble Prestige, Tom Ford, Volkswagen), di ogni tipo, in maniera più o meno evidente. Heiniken rappresenta il caso più eclatante, infatti si parlano di circa 45 milioni di dollari sborsati dalle casse dell’azienda olandese per piazzare la bottiglietta verde in mano a Daniel Graig. L’operazione della nota azienda di birra non finisce qui, infatti è stato anche realizzato uno spot e la Facebook app Crack the case, che vede protagonisti Daniel Craig e la Bond girl Bérénice Marlohe in un gioco semplice e divertente.
Il messaggio è chiaro: James Bond ha le donne più belle, le auto più lussuose, insomma il meglio del meglio e quindi beve anche la birra migliore.