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CINEMA
14 Agosto 2021 - 12:23

IL GOTICO ACQUATICO

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La casa in fondo al lago (Alexandre Bustillo, Julien Maury, Francia, 2021)
IL GOTICO ACQUATICO

Coppia di registi che insieme a Alexandre Aja e Pascal Laugier nei primi anni del corrente secolo ha rinnovato la tradizione horror del cinema francese, Bustillo e Maury, dopo un trittico di film di culto (A l’interieur, Livide e Aux yeux des vivants) e l’immancabile chiamata hollywoodiana (il “sequel” di Non aprite quella porta) e gli altrettanto immancabili contrasti con la produzione americana, tornano al loro cinema artigianale che ha sfornato negli ultimi due anni l’ancora inedito in Italia Kandisha e questo nuovissimo La casa in fondo al lago girato in piena pandemia (nei titoli di coda, bisognerà farci l’abitudine, troviamo un esperto di sicurezza Covid-19).

I due registi francesi hanno la non facile, da realizzare, idea di girare un gotico con tutti i codici del genere “dark house” ma immergendolo, letteralmente, in acqua... Come acutamente e con ironia scrive Cedric Delelé su Mad Movies, La casa in fondo al lago è il comandante Cousteau che incontra Lucio Fulci...

Di cosa si tratta, senza troppo analizzare gli eventi per non rovinare la visione, ve lo dico subito. Abbiamo una coppia di ragazzi (un inglese e una francese che si sono incontrati all’Università a New York) che hanno la passione per l’archeologia maledetta. Ovvero fanno turismo andando a ricercare costruzioni abbandonate dove sono accaduti avvenimenti violenti o comunque misteriosi, con l’obiettivo primario di fare video da postare in internet per raccogliere tanti “like” da farne una professione (piuttosto che lavorare...si tenta di tutto...).

In realtà la passione è solo di lui, il figlio di Jerry Hall e Mick Jagger, James Jagger, un “simpaticone” quasi insopportabile che si sente sopra la “massa” degli stupidi turisti medi, con un certo snobismo al contrario, mentre lei, Camille Rowe (vista nello spocchioso ai limiti dell’inguardabile Now is everything di Valentina De Amicis e Riccardo Spinotti ma non è certo colpa sua), gli va a traino rappresentando la parte “razionale” della coppia (non tanto razionale visto che una persona centrata al secondo scherzo idiota del compagno lo avrebbe lasciato lì con un bel “ciaone”...), quasi mai d’accordo con le sue decisioni dato che vorrebbe per una volta perdersi nel piacevole nulla del turismo di massa...

Invece lui insiste, fa “amicizia” con un inquietante vecchio di uno sperduto paese il quale gli dà una dritta, li accompagnerebbe volentieri in un posto segreto di un lago artificiale in cui si troverebbe la magione della famiglia Montegnac, rimasta miracolosamente intatto dopo che il paese è stato abbandonato e sommerso dalle acque. I due si immergono e cominciano ad esplorare la casa che, come potete immaginare, riserverà inquietanti sorprese. Attenzione a inseguire i proprio sogni perchè si rischia che si realizzino, diceva quel tale...  

Lo spettatore si troverà a seguire le gesta dei due che da questo momento si svolgeranno sempre sottacqua, realmente sottacqua, perchè i nostri due registi hanno voluto, contro ogni parere, girare veramente con la camera immersa e non utilizzando il “green screen” con conseguenti effetti fatti al computer. Tutto il grosso del lavoro lo ha fatto l’ottimo Jacques Ballard, l’operatore, che con la sua troupe utilizzando droni e camere adatte ci restituisce la materialità del liquido. A tratti girato come se fosse un pov o un found footage, il film mantiene una certa tensione fino alla fine, le sorprese non sono particolarmente originali ma a nostro parere volute per riagganciarsi alla tradizione del gotico che rende il tutto piuttosto piacevole e, per i meno cinefili, anche spaventevole.

Le critiche su internet hanno riguardato principalmente la mancanza di approfondimento dei due protagonisti e la spiegazione non dettagliata del perchè di alcuni avvenimenti, ma si sa, i cosiddetti critici non vanno a vedere i film per puro divertimento ma per vedere il film che vorrebbero loro... invece questo è un film che ha un solo obiettivo, rinnovare la tradizione del cinema di genere senza distanziarsene troppo per divertire una platea che quei film probabilmente non li ha visti. Tra l'altro le poche caratteristiche date al personaggio di Jagger dovrebbero essere bastare ai "criticoni" visto che sembrano essere le stesse con cui molti esponenti dell'ormai ex-nuova critica italiana recensiscono le opere, ovvero snobismo elitario per altro applicato a random e non a tutti i film alla stessa maniera.

Non un capolavoro certo ma comunque un altro film che dimostra la passione dei due registi per un certo tipo di cinema.

Il product placement riguarda fondamentalmente il macchinario utilizzato per le riprese subacque, ovvero i computer Shearwater e il drone Notilo Plus I-bubble con cui vengono fatte le riprese e che sono presentissimi nelle immagini, poi troviamo più marginali uno zaino Lowe Alpine e un berretto NY per far capire da dove vengono i ragazzi nonostante le diverse nazionalità.

Stefano barbacini

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