Facebook Twitter Canale Youtube RSS
CINEMA
14 Maggio 2024 - 20:45

NOIR MALINCONICO E SUDATO

 Print Mail
Adagio (Stefano Sollima, Italia, 2023)
NOIR MALINCONICO E SUDATO

“Scende il buio, scende adagio. Cresce in un adagio la fine dell’ultima danza. Noi non siamo più qui. Cala insieme al buio sull’ultimo atto” cantano i Subsonica nella bella colonna sonora dell’ultimo film di Stefano Sollima, Adagio. L’ultima danza è quella di Polniuman, Daytona e Cammello. Sono tre vecchi “reduci” della banda della Magliana che il tempo ha consumato e implacabilmente menomato.

Daytona (Toni Servillo) è affetto da demenza senile, Polniuman (Valerio Mastandrea) è cieco e Cammello (Pierfrancesco Favino) ha un cancro incurabile. Daytona ha un figlio che vorrebbe potersi comprare belle cose come tutti, ma a causa della povertà in cui è ridotto il padre si macchia di atti di cui non si può andar particolarmente fieri e, peggior cosa, viene pizzicato da dei carabinieri, i veri cattivi di questa storia che lo sfrutteranno e minacceranno. In particolare Vasco (Adriano Giannini) ricattatore e assassino. Proprio Manuel (l’ottimo esordiente Gianmarco Franchini), il figlio di Daytona, diventerà il motivo per cui i tre, all’inizio refrattari a rigettarsi in storie di violenza, troveranno il modo di rimettersi pericolosamente in gioco, con onore, per difendere l’ingenuità e l’innocenza da quei predatori che truccano il gioco della parte che dovrebbe essere quella giusta e che invece sembra tanto essere la stessa del loro passato.

Sollima dirige un noir, seguito potenziale di Romanzo Criminale, imbibito di sudore e sporcizia in una Roma estiva dal calore insopportabile. Il passaggio del tempo, il riscatto delle vite perdute, l’ultimo sprazzo di coraggio contro la malattia e contro sé stessi, pronti al sacrificio e all’ immolazione. Una ballata tragica che sa tanto di cinema classico di genere, di cui il figlio di Sergio è sempre più padrone. E’ un film che parla anche di rapporti tra padri e figli, rapporti che sentono la mancanza di una madre; Daytona non si cura di Manuel che invece vorrebbe essere guidato da lui e per questo deraglia, i due figli di Vasco, invece, vengono tenuti lontani dalla cruda realtà in cui vive il padre cercando di farli vivere una vita “normale”. Tutti avrebbero comunque bisogno di un’attenzione genitoriale ben maggiore di quella che viene loro data.

Coadiuvato da tre interpreti che non hanno bisogno di presentazioni, qui truccati pesantemente rendendoli quasi irriconoscibili (in particolare Favino che però più che un malato terminale sembra l’ennesima versione del mostro di Frankenstein), il noir malinconico di Sollima tiene benissimo, Peckinpah non è lontano.

Una menzione speciale per il ragazzo esordiente di cui abbiamo detto e per l’interpretazione di Silvia Salvatori perfetta nel caratterizzare la compagna di Cammello, donna disillusa e sfatta da anni sicuramente intensi che si porta con fatica sulle spalle.

Il product placement si riduce a SkyTg24 che appare in una tv a fine film e che è ringraziato nei titoli di coda.

STEFANO BARBACINI

 www.dysnews.eu