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CINEMA
13 Ottobre 2013 - 15:27

OMAGGIO A LIZZANI

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Kleinhoff hotel (1977)
OMAGGIO A LIZZANI

Carlo Lizzani ci ha lasciato scegliendo la stessa strada che meno di un anno fa aveva percorso Mario Monicelli. I due registi se ne sono andati decidendo loro qual’era il momento.

A 91 anni Lizzani ha attraversato il secolo vivendo intensamente e in prima persona le vicende di questa nazione, sia storiche (fu partigiano e poi membro attivo del PCI) che cinematografiche.

La sua lunga avventura nel cinema è importante al di là delle opere da regista, che furono molte (più di cinquanta dopo l’esordio nel lungo del 1951 con Achtung! Banditi!), per la sua presenza costante sia come attore che come sceneggiatore ma anche come critico, saggista e direttore della Mostra del Cinema di Venezia (dal 1979 al 1982).

Il Lizzani regista dà il meglio di sé negli anni del neorealismo, periodo nel quale ha imparato il mestiere collaborando con Rossellini e, soprattutto, Vergano.

Uscendo dai limiti tracciati dai maestri è la via tracciata da Vergano e Lattuada quella seguita dal primo Lizzani, un neorealismo portato a guardare più ad una maggior spettacolarità e al melodrammatico.

Achtung! Banditi!; Ai margini della metropoli; Cronache di poveri amanti (da Pratolini), Il gobbo, La vita agra (da Bianciardi) sono pellicole che permettono al regista di dare un ritratto dell’Italia popolare dall’ascesa del fascismo, attraversando la resistenza e il dopoguerra, fino al boom economico.

La sua carriera continuerà poi attraverso i generi che ha frequentato indifferentemente fossero spaghetti western (ricordiamo Svegliati e uccidi e Requiescant), noir e poliziotteschi (Banditi a Milano, Roma bene e, soprattutto, Torino nera, capolavoro di genere e di…product placement) o politici imbastarditi con l’exploitation violenta (San Babila ore 20) o erotica (Kleinhoff hotel).

Proprio quest’ultimo film ci è finito in mano nei giorni scorsi e gli abbiamo ridato un’occhiata.

Si tratta apparentemente di un’opera che vuole analizzare gli anni di piombo ma che finisce per diventare un erotico piuttosto malsano in cui la borghese moglie di un affermato architetto si invaghisce di un terrorista che spia dalla sua camera d’hotel (il Kleinhoff) a Berlino, dove si svolge la vicenda.

La Clery non si risparmia con scene di masturbazione (mentre fantastica sul vicino di camera), nudi integrali (mentre attende di essere perquisita dalla polizia tedesca in una sequenza che vuol essere denuncia dei comportamenti violenti delle istituzioni mentre è exploitation pura e del tutto gratuita), rapporti sessuali orali e completi (tutti simulati, niente di hard, seppur abbastanza spinti).

Anche Katja Rupé, che interpreta la compagna eroinomane del terrorista, si concede con scene di autoerotismo e nudità, così come il protagonista maschile Bruce Robinson.

La parte politica è lasciata a dialoghi piuttosto superficiali tra terroristi (uno dei quali interpretato da un giovane e riccioluto Michele Placido), poliziotti e un giornalista amico della protagonista.

Massacro bipartisan da parte della critica per un film comunque inusuale proprio perché imperfetto, con alcune atmosfere pregne di corporalità fatiscente ed un tragico finale che in qualche modo non lascia indifferenti.

PAN AM, compagnia aerea frequentemente corsa in aiuto del cinema italiano, apre il film, poi COCA COLA (pubblicità su un’insegna di un Imbiss turco) e UAM VAR whisky (grosso advertising sul muro di un pub) accompagnano i taxi MERCEDES per un product placement internazionale…

Stefano Barbacini

Kleinhoff hotel

Regia: Carlo Lizzani
Data di uscita: 01/01/1977
Brand:
Mercedes

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