Dopo una commedia dall' Arabia Saudita e un film muto nella sezione Female Trouble, ecco in quella denominata Third Kind un film nigeriano in un corposo e denso bianco e nero. I selezionatori del Neuchatel International Film Festival riescono sempre a sorprendere il cinefilo per la loro coraggiosa capacità di differenziare e andare a cercare il fantastico, meglio se all'interno di un quadro sociale generale, in tutto il mondo senza fermarsi a costruzioni standard di genere.
Nel caso di Mami Wata le tradizioni ataviche entrano in contrasto con la modernità; in un villaggio ancora retto da un' "intermediaria" tra il popolo e la dea Mami Wata, appunto, arriva uno straniero, ribelle sia alla società da cui proviene sia al gruppo combattente a cui si era unito. Apparentemente quest'ultimo sembra accondiscendente e saggio, appena una rivolta scoppia nel villaggio da parte dei giovani che si oppongono alla "santona" il nostro ne prende il comando promettendo strade, scuole e ospedali facendosi "finanziare" dalla popolazione che è tenuta a consegnare parte dei propri averi. Con le risorse ottenute, però, lo straniero acquista armi per instaurare una dittatura con la forza. Saranno le figlie dell'ormai defunta "intermediaria" a contrastarlo con l'aiuto della dea.
Parabola sul potere, l'ignoranza e il capitalismo che la sfrutta, è una bell'opera (solo mancante di un po' di ritmo) con cui si vuole predicare la conciliazione tra le genti (il presente e la scienza sono bene ma non bisogna cancellare le radici da cui si proviene), tramite il potere delle donne.
Voti: Corti 7; Barbacini 6,5