La Amicus è la casa di produzione inglese voluta e diretta da Milton Subotsky e Max J. Rosenberg dal 1962 al 1977, restata in secondo piano rispetto alla ben più famosa (e diciamolo anche qualitativamente migliore) Hammer ma piuttosto prolifica in questi quindici anni in cui ha sfornato principalmente film horror ad episodi. Le cinque chiavi del terrore e Il teschio maledetto (1965), Il giardino delle torture (1967), La casa che grondava sangue (1971), Racconti dalla tomba (1972) sono solo alcuni esempi. Esiste uno speciale di Dark Side Magazine uscito nel 2000 (AMICUS The studio that dripped blood di Allan Bryce) che è decisamente esaustivo sulle produzioni della casa di produzione e contiene anche numerosissime foto di scena e riproduzioni di locandine.
La bottega che vendeva la morte (1974) è secondo Bryce la migliore delle antologie prodotte dalla Amicus. “Questo inquietante, indimenticabile film è pura poesia su celluloide, e merita lo spesso abusato termine di ‘classico’.”
In effetti è sicuramente un film in cui i quattro episodi sono tutti di piacevole visione grazie sia alla sceneggiatura dell’allora giovane Ronald Chetwynd-Hayes (scrittore di racconti horror semisconosciuto in Italia) che alle capacità del regista Kevin Connor, anche in seguito capace di dimostrare di saper creare le giuste atmosfere fantastiche, e qui si sbizzarrisce pure usando zoom deformanti.
Soprattutto il valore aggiunto del film è l’interpretazione di tutti gli attori, tra i migliori del cinema inglese di allora.
Tenuti insieme da Peter Cushing (uno dei migliori caratteristi del britannici e mito, insieme a Christopher Lee, del genere horror e della Hammer in particolare) sempre in parte, inquietantemente posato, nel ruolo del proprietario del negozio antiquario Temptations Limited, che vende oggetti che faranno malissimo a chi tenterà di “fregarlo”, gli episodi riguardano avvenimenti misteriosi e violenti che turbano normali gentiluomini inglesi e la loro normal life.
Nel primo, in cui Connor si mostra raffinato e visionario costruendo un atmosfera nebbiosa tipicamente inglese ed inquietante, il protagonista, un furbetto conoscitore d’arte, compra un quadro in cui vi è contenuto lo spirito di uno strano personaggio che da un’altra dimensione lo costringe ad uccidere prima una prostituta, poi vicini di casa e conoscenti (Chetwynd-Hayes dichiarerà che nello specchio doveva esservi lo spirito di Jack lo squartatore ma gli sceneggiatori del film hanno cambiato).
Nel secondo il protagonista è un travet che ruba una medaglia dal negozio e mal gliene incoglie. Bistrattato e sottomesso dalla moglie (una Diana Dors stupendamente insopportabile) fa conoscenza con un venditore di fiammiferi e con la di lui figlia che è praticamente una strega omicida. I due sono interpretati da Donal Pleasance (una sicurezza) e dalla sua vera figlia Angela perfetta nel ruolo della “strana Emily”.
Nel terzo un buonuomo tira sul prezzo per l’acquisto di una vecchia scatola e pertanto pagherà duramente essendo visitato da uno spirito omicida che gli si posa sulla spalla. Lo spirito è visto solo dalla bizzarra medium Madame Orloff che libererà, apparentemente, lui e la moglie (assalita nella notte dallo spirito) dall’ingombrante presenza, ma non finirà qui…
Il quarto episodio, l’unico in cui il protagonista esce dal negozio senza imbrogliare e quindi per lui e la moglie finirà bene, vede uno scrittore acquistare una porta che una volta messa in casa si aprirà su di una stanza blu in cui risiede uno stregone che ha bisogno di sacrifici umani… E’ l’episodio più visionario in cui il direttore della fotografia Hume dà il meglio di sé.
Un film che visto oggi dopo episodi ed episodi horror sia cinematografici che televisivi non fa tutta questa impressione, ma resta uno degli ultimi esempi di un certo tipo di cinema Ghotic British Style che sta per essere spazzato via dai nuovi linguaggi dei registi della Nuova Hollywood che in quel periodo cominciano a sfornare capolavori di genere.
L’EVENING NEWS appare in alcune riprese del film ed insieme ad una enorme pubblicità della BLACK LABEL lager beer rappresenta il product placement nel film.