L’une chante, l’autre pas è film femminista ma come può esserlo un’opera di Agnes Varda, con la sensibilità di artista multimediale e con lo spirito umano che la contraddistingue.
Non c’è rabbia in questo film, i problemi delle donne (“l’uomo è il borghese, la donna il proletariato”) vengono esposti seguendo le vite parallele di due amiche, Pomme e Suzanne. La prima è una cantante molto indipendente che vive una vita “alternativa” on the road, si sposa in Iran con un iraniano perchè lo vede come uomo libertario ma poi questo si rivelerà il tipico marito-padrone da cui lei si separerà dopo aver procreato un paio di figli che, letteralmente, i due si divideranno. La seconda una donna amante di un artista con cui ha due figli ma lui, non riuscendo a separarsi dalla moglie e in difficoltà economiche, si suiciderà lasciandola sola. Lotterà per i diritti delle donne e per la libertà di scelta (per tutto il film aleggia il problema dell’aborto molto sentito in quel periodo) ma conducendo una vita insoddisfatta e molto diffidente nei rapporti con l’altro sesso.
Canzoni, sguardi etnologici (nella parte iraniana della pellicola), fotografie artistiche, immagini di una naturalezza tipica della Varda. Un film denso e leggero al tempo stesso che contiene tutto ciò che la compianta Agnès era in grado di darci.
Quasi nullo il product placement se si eccettua la preferenza per il Cinzano e un Dubonnet su un portacenere in un bar.