DUE O TRE COSE CHE SO DI LEI – Jean Luc Godard (1966)
L'iperattività di Godard giunge al suo apice nel 1966 quando sforna tre film di cui due uno dietro l'altro, girati in successione e montati in contemporanea. Di "Made in USA" si è già detto, film messo in cantiere in fretta e furia utilizzando come traccia un romanzo noir, ovvero facendo quello che finora è sempre stato il cinema godardiano: rivisitazione dei generi cinematografici e letterari destrutturandoli per parlare d'altro siano i propri legami sentimentali, rapporti sociali, filosofia di vita o politica.
Con "Due o tre cose che so di lei", l'altro film girato dal regista, subito dopo, il cinema di Godard si fa ancora più' ostico e avanguardistico, la narrazione è quasi azzerata e i temi a lui cari diventano l'essenza del film e non più la conseguenza di ragionamenti scaturiti dal lavoro di "smontaggio" dell'ingranaggio narrativo e del genere cinematografico.
Godard riprende una delle sue ossessioni di sempre, il mondo della prostituzione, convinto com'è che tutti siamo costretti a vendere una parte di noi stessi per vivere in questa società, non necessariamente il nostro corpo ma anche l' intelletto o il nostro tempo, e una nuova argomentazione ormai ricorrente nelle sue opere l'antiamericanismo e l'anticonsumismo, anticipazione dei successivi film "sessantottini".
Falso documentarismo, sprazzi di costruzione finzionale, citazioni letterarie, proclami politici, scenette da barzelletta, il tutto frullato apparentemente senza una costruzione prestabilita sperimentando continuamente nuovi linguaggi e nuove immagini, fregandosene totalmente del filo narrativo che, se vogliamo, possiamo ricostruire nella giornata della casalinga Marina Vlady che per arrotondare si prostituisce facendolo come se fosse una delle tante "normali" attività femminili tra un passaggio dal parrucchiere e quattro chiacchiere con le amiche.
Ma il soggetto del film è anche Parigi a cui fin dall'inizio JLG ci comunica di riferirsi con il titolo scelto, la region parisienne, una città che costringe i propri abitanti a vendersi per sopravviverle e a sua volta prostituita alle leggi del consumismo americano.
Critica al consumismo e quindi facile che la pellicola sia piena di brand citate, ironicamente, ma pur sempre abbondantemente esposte nel film.
Da una radio: ‘grazie all’olio ESSO vato tranquillo, dimentico tutti i prblemi’, così si inaugura una serie di marche di genere motoristico che comprende MOBIL, ESSENCE AZUR, CANDELE EYQUEM, sempre care ai film nei film di JLG come d’altronde in altro campo è sempre presente il FRANCE SOIR e tra le altre marche ricorrenti anche COCA COLA, COLGATE, BYRRH, MARTINI.
Si fa critico ed ironico quando cita marchi di moda esposti dalla rivista più gettonata del settore, VOGUE, e cita vestiti di PACO RABANNE.
Tante le brand presenti, tra cui spiccano le sigarette WINSTON, con due momenti cult: la frase “detersivo PAX per il lavaggio del cervello americano supereconomico” e la scena in cui un cliente della Vlady e di un’amica prostituta richiede come gioco erotico che le due, nude, indossino sulla testa borse di PANAM E TWA!!