Pellicola realizzata dal regista cipriota Elias Demetriou, in concorso al BFM Bergamo Film Meeting, Maricel racconta la tormentata vicenda di una ventiquattrenne filippina (Zar Donato) che lascia il proprio paese alla volta delle isolate montagne di Cipro per assistere una coppia di anziani. Se Pantelis (Dinos Lyras) è ben disposto ad accogliere la ragazza in casa, non si può dire la stessa cosa dell’arcigna Marika (Lenia Sorocou). I temi che Demetriou inscena sono chiari fin dalle prime battute. La diffidenza verso l’estraneo, la solitudine, l’incomunicabilità, l’assenza di fiducia, il rifiuto di invecchiare ed ammettere di aver bisogno di aiuto… Il grande problema di Maricel è proprio questo. Il film mostra -se non sbandiera- tematiche certamente importanti ed attuali, ma non le sviluppa. I tre personaggi principali del film non hanno nessun tipo di cambiamento, rimanendo sostanzialmente gli stessi dal primo all’ultimo minuto (ad eccezione di Marika, che, ovviamente, farà un passo avanti nel finale). Maricel non si scontra mai con una realtà lontanissima dal proprio luogo di origine, Pantelis non ha la minima esitazione ad accettare Maricel, mentre Marika le è sempre ostile senza però modificare il proprio modo di porsi verso la ragazza. Insomma, quello che è alla base di praticamente ogni storia (non solo filmica), ovvero il viaggio dell’eroe, è completamente assente, rendendo dunque il film una lenta agonia in cui si attende soltanto che Marika cambi idea e che tutti possano vivere felici e contenti. Ad onor del vero, gli unici sussulti di quello che potrebbe essere visto come un tracciato piatto, vengono mostrati in un paio di occasioni in cui il cibo fa da ponte fra la cultura filippina e quella cipriota e nel confronto fra Maricel e Houng, la domestica del figlio di Pantelis e Marika. Tuttavia, se l’intento era mostrare la “purezza” di Maricel rispetto ad una collega che compie ogni tipo di nefandezza verso i propri datori di lavoro, non è certamente rendendo la protagonista divertita e in una certa misura complice che si può ottenere l’effetto desiderato. A tal proposito, complimenti a Demetriou per una delle scene più di cattivo gusto, immotivata e degna dei peggiori film di serie Z (chi ha visto il film, purtroppo sà). In definitiva, Maricel è un film privo di qualsivoglia mordente, la cui assenza del motore di ogni narrazione lo rende del tutto simile ad un’auto senza freni in discesa. Certamente un prodotto del tutto lontano dal capolavoro La nera di… realizzato nel 1966 da Ousmane Sembène o dal grandissimo Quasi amici (Olivier Nakache e Éric Toledano, 2011). Product placement: Toyota, Google traduttore, Bmw (logo oscurato), Lipton (logo oscurato).