Con La sbandata (firmato Alfredo Malfatti per motivi burocratici ma in effetti girato da Salvatore Samperi) il produttore/regista pur restando nel filone “erotico” che ne ha decretato il successo con l’accoppiata Malizia e Peccato veniale lascia marginale la parte pruriginosa (sorretta da una nudissima adolescente, Eleonora Giorgi, bellissima ma ben lontana dalla sensualità della magnifica Antonelli dei precedenti film a cui si avvicina invece la ancora stupenda Luciana Paluzzi nel ruolo della madre della Giorgi) per sviluppare una trama da commedia piuttosto divertente.
Uno “zio d’America” interpretato da un perfetto Domenico Modugno, che qui si dimostra anche attore gigione al punto giusto oltre a cantare un paio di canzoni della colonna sonora, torna alla natia Sicilia dopo anni passati a lavorare duramente in America dove ha fatto i soldi. Torna a casa del fratello, Pippo Franco, marito della Paluzzi e padre della Giorgi, dove trova ospitalità “interessata”. Approfittando della “sbandata” che il nostro prende per la nipotina, Raffaele, il fratello, comincia a chiedergli soldi per rifare la casa e per aiutare la famiglia. Però il giochino si rompe quando spremuto Salvatore/Modugno, Raffaele e la moglie decidono di concedere la figlia ad un notabile “democristiano” per rendere importante la famiglia. Salvatore capisce la situazione e medita la rivalsa: sedurrà la Paluzzi, riconquisterà la Giorgi e dopo aver “sputtanato” il matrimonio mettendo in giro anonimamente volantini contro l’onorabilità della sposa si installerà in maniera definitiva nella casa di Raffaele e alle spalle del fratello e del di lui genero continuerà a godersi le grazie delle loro mogli.
Commedia tipica degli anni ’70 con la presa in giro del personaggio macho siciliano sulla falsariga del filone con protagonista Buzzanca e con qualche stoccatina politica che riprende un po’ le prime opere di Samperi, mettendo in evidenza la differenza ricco-povero, il mito dell’America, l’ipocrisia della gente e il dibattito PCI-DC del periodo.
Solita differenza di giudizio tra il Giusti che nel suo Stracult lo definisce “curioso tentativo di produzione samperiana di piccole malizie con un buon cast, ottima sceneggiatura, bellissima fotografia” e la critica colta che accusava il regista di aver ricostruito una Sicilia da barzelletta e di questo tono è il parere del Mereghetti: “Il film poteva puntare su elementi più provocatori (…) invece risolve tutto con palpiti pruriginosi e bozzettismo di maniera”.
Product placement: tutti i mezzi di locomozione via terra sono Fiat, l’aereo che dall’America fa rientrare Salvatore è TWA e da New York il nostro porta in regalo al fratello Havana e Camel.