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CINEMA
12 Ottobre 2025 - 22:22

SPECIALE JESUS FRANCO

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Altri sei film dei primi '80
SPECIALE JESUS FRANCO

Questo periodo di inizio anni ’80 in cui Franco dirige film a manetta, in generale softcore in cui mette qualcosa del cinema di genere che ha frequentato in passato, è stata massacrata dalla critica (le poche volte che lo ha preso in considerazione) e dal pubblico odierno (allora evidentemente non era così e raggiungeva una quota di aficionados bastante a pagare i conti…) che su Imdb difficilmente dà loro una media superiore a 4. Non viene però dato abbastanza risalto al fatto che i film sono comunque visivamente belli e che Franco non è un regista qualunque (niente a vedere con i registi di soft straight-to-video americani contemporanei). Ad esempio Las orgias inconfesables de Emmanuelle (1982) che raggiunge appena il 3,7 di media di gradimento sul portale più famoso di cinema, è un erotico, e quindi senza nessun’altra intenzione che essere quello che è, girato benissimo con scene di sesso finalmente ben architettate e non troppo tirate per le lunghe (come quelle tediose e infinite che di solito vedono coinvolta la Romay) ed il film è sicuramente superiore anche ad alcuni capitoli di Emmanuelle (vedi gli orribili filmati “televisivi” di Francis Leroy). Il film mette in scena un’Emmanuelle (Muriel Montossé) che esce dalla franchigia ufficiale (e pare che la produzione non si faccia troppi problemi ad usare il nome della famosa giornalista erotica francese, come invece fu fatto in Italia a cui fu tolta una “m”) e approda nel sud della Francia (il film è girato negli splendidi paesaggi dell’Almeria e nel suggestivo paese di Aguilas facente parte della Comunità autonoma di Murcia) con il marito (ancora una volta Antonio Mayans). La storia del suo arrivo e di come ne sia attratto sessualmente ci viene raccontata da un marchese della nobiltà spagnola (Tony Skios con la sua faccia da perverso) con voce fuori campo che farà considerazioni maschiliste e di prevaricazione nei rapporti sessuali per tutta la pellicola. Come dicevo il film è prettamente erotico, non ci sono, come nei precedenti, contaminazioni con altri generi, anche se il personaggio del marchese potrebbe farlo sospettare. Si tratta di una coppia che ha uno sbandamento per tradimenti con donne e uomini diversi per poi ritrovarsi nel finale. Niente di che. Ma mi soffermo ad esempio sull’inizio in cui Franco mette quello che a lui più piace. Si apre sugli splendidi scenari della sua amata Spagna (è forse il regista che più ha valorizzato il paesaggio iberico nei suoi film) per poi entrare in un museo delle cere dove si trovano riproduzioni di attori hollywoodiani con cui la coppia Montossé-Mayans interagisce e, presa dall’eccitazione, si mette a copulare sul terreno davanti agli occhi (e immaginando i loro commenti) di Liza Minnelli, Taylor e Burton, Chaplin e, soprattutto, Humphrey Bogart. Il mare, la Spagna, l’erotismo, il cinema… questo era Jesus Franco. Per tutto il film i rapporti sessuali, siano lesbici o etero, sono accuratamente ripresi in paesaggi splendidi, ambientazioni suggestive e in mezzo ad arredamenti modernisti che sono un piacere per gli occhi (come lo sono, va da sé, i corpi della Montossé e della voluttuosa Hemy Basalo, attrice spesso presente in queste ultime produzioni di Franco e sempre con nomi diversi: Ida Balin, Lorna Greene, Susana Kerr, Eva Palmer… qui in una versione che la fa assomigliare alla compianta Lilli Carati). Insomma un film erotico di una certa qualità che è anche un’intelligente presa in giro del machismo spagnolo e delle reminiscenze fascistoidi dell’altro Franco… (voto 6)

Un film dietro l’altro per Jesus Franco cercando, come scrive Aguilar di “conservare, malgrado tutto, un certo orgoglio intellettuale che, significativamente, gli impedì di subire passivamente la sua decadenza artistica. Troppo colto per conformarsi al trash puro e semplice (…) Franco appare patetico e contraddittorio per il divario tra i propositi e gli esiti conseguiti”. E’ quel che succede con gli “avventurosi” sexy con protagonista il personaggio, già da lui utilizzato in alcune delle sue opere migliori, di Al Pereira. Uno di questi è El tesoro de la diosa blanca (1983) in cui una spedizione viene messa insieme per il volere della morente Hermine (un’inconsueta Lina Romay su un letto ad interpretare una vecchia ricca tisica) che vuole rintracciare la figlia e il marito dispersi in Africa anni prima. La spedizione composta dallo zio e dalla zia della ragazza (la Mari Carmen Nieto vista in Historia sexual di O), dall’avventuriero Pereira (che qui in realtà si chiama Fred ed è interpretato dal solito Antonio Mayans, sempre presente in questa serie di film dei primi anni ’80) e da un “supervisore” Payton (Albino Graziani) voluto da Hermine per controllare gli altri di cui non si fida (e fa benissimo visto che per una questione di soldi loro vogliono rintracciare Diana, la figlia, proprio per impedirle di tornare). Il marito di Hermine (il pessimo Daniel White) negli anni è diventato il capo di una tribù di indigeni africani e la figlia Diana è vista, con la sua pelle bianca, come una dea da loro. Diana è interpretata da Katja Bienert, ed è praticamente una tarzanide sempre a seno nudo che recita con la… spigliatezza di una Sabrina Siani… a cui un po’ assomiglia. Mari Carmen Nieto rappresenta la parte erotica del film (moglie infedele che si offre a Pereira) che qui in verità è trattenuta rispetto a quella d’avventura che inizia bene sulla scia dei film di Margheriti poi però rischia di diventare una specie di Laguna blu quando Diana si innamora e concede a Pereira tra la vegetazione. Pessimo anche il tentativo di trasformare le Canarie nell’Africa con inserti documentari presi probabilmente da altri mondo movies tanto che fu conosciuto anche Mondo cannibale 4 (anche se i cannibali non c’entrano…). Si salva invece la furia dalla pelle d’ebano interpretata Aline Mess, la “stregona” Noba pronta ad uccidere tutti i bianchi che incontra. (voto 5). Possibile product placement per l’Hotel Beverly Park.

Botas negras, latigo de cuero (Stivali neri, frusta di cuoio, 1983) invece è un tentativo di mischiare noir ed estetica sm, con l’obbiettivo comunque di mostrare scene di sesso. Qui ritorna da mattatrice ninfomane Lina Romay, nuda e lasciva per tutto il film. Porno star e femme fatale che irretisce Antonio Mayans per indurlo ad aiutarla ad uccidere tutti gli eredi della fortuna del marito, per poter vivere il loro amore da ricchi. Finirà che ricca resterà solo lei perché l’uomo viene da lei ucciso, alla fine del lavoro. Vi sono nel film immagini che fanno pensare a come Franco sarebbe ancora in grado di girare un film come si deve, sequenze girate in lunghi corridoi, su scale, davanti a specchi, l’armamentario del noir d’autore che fa capolino, rovinato dalle ormai insopportabili performance sessuali di Lina Romay che tra l’altro (e non è mai stata un vero alter ego della meravigliosa Soledad Miranda neanche quando era più giovane) comincia ad imbolsire fisicamente. (voto 5)

Un film da un certo punto di vista sorprendente è La casa de las mujeres perdidas (1983), che è pur sempre un exploitation di carattere erotico, ma ha una corrosiva trama antiborghese e che demolisce la visione idilliaca della famiglia patriarcale. Un ex-attore impotente si è ritirato su di una piccola isola disabitata con la famiglia formata da una moglie frustrata dall’impossibilità di far sesso (finirà a farlo con la figlia…) e da due figlie. Le due ragazze sono Desdemona (una Lina Romay che forse pretende un po’ troppo facendosi passare da ragazzina…), una ninfomane con volontà incestuose verso il padre e Paulova, una ritardata mentale. L’uomo si è rifugiato qui, fuori dal mondo, perché pare sia ricercato dall’Interpol per la violenza su una minorenne… Quando sull’isola arriva un prestante sedicente cacciatore, l’ambiente famigliare già minato esplode. L’uomo fa effetto “Teorema” e ha rapporti sessuali sia con la figlia che con la moglie che poi se ne va con lui. Al povero capofamiglia non resta che rifugiarsi nella follia e nel suicidio. La storia è raccontata da Desdemona che alla fine si ritrova sola con la sorella handicappata e prigioniera sull’isola. Peccato per le solite lungaggini nei rapporti sessuali (che più che eccitare fan venir voglia di scorrere in avanti veloce) perché alcuni momenti sono decisamente corrosivi e decadenti come devono essere. La Romay fuma con la vagina e insegna la masturbazione alla sorella… Il cast è quello solito dei cosiddetti film erotici spagnOli, Mayans, Skios, la Carrion e Hemy Basalo. (voto 6-)

Ancora Lina Romay da protagonista e ancora una volta (come in Macumba sexual) un personaggio che viene soggiogato dalla potenza mentale di una terza persona in Mil sexos tiene la noche (1984). In questo caso dal suo compagno Fabian (Daniel Katz) che, a sua insaputa, ha una tresca sia sentimentale che d’affari con la perfida Lorna (Carmen Carrion). I due utilizzano la donna per eliminare dei compagni di crimine per non dividere il malloppo. In pratica costringono la Romay a sedurre le vittime per poi ucciderle con una coltellata durante gli atti sessuali (che come al solito sono molti e un po’ troppo tirati per il lungo). Una figura che ricorda le vampire dei primi film della coppia Franco-Romay e il film acquista un po’ di valore grazie alle solite ambientazioni spettacolari delle Gran Canarie e del palazzo moresco dove si svolge buona parte della vicenda, alla colonna sonora, dello stesso Jesus Franco, sperimentale e stridente, ad alcune belle inquadrature (una su tutte la plongée sull’orgia a quattro) e a fascinose sequenze che ricordano il cinema migliore di Franco e quello di Rollin. Franco si ritaglia il ruolo dello psicologo che alla fine salverà la Romay dai propositi omicidi della coppia malefica. (voto 5,5) Una radio Calipso e dei jeans Lee, possibili product placement del film.

Sempre nel 1984 (incredibile la prolificità dell’uomo…) Jess Franco torna ancora a pescare dai suoi ricordi delle sue opere migliori. Praticamente, con El sinistro doctor Orloff, mette in immagini un seguito sui generis de Il diabolico dottor Satana del 1962 che potrebbe essere tranquillamente intitolato “Il figlio del dottor Satana” come si faceva nei sequel degli horror anni ’40 di cui questi film rimembrano le atmosfere gotiche. Infatti il protagonista è il figlio del dottor Orloff (o Orlof o Satana… in Franco tutto è indefinibile) interpretato dall’ormai consueto protagonista del periodo dell’erotico spagnolo del regista, Antonio Mayans. Orloff jr. è edipicamente innamorato della madre che però giace in stato comatoso su di un letto. Nonostante gli ammonimenti del padre sull’inutilità e immoralità degli esperimenti (per interpretare il padre fa un’apparizione straordinaria il redivivo Howard Vernon, originale interprete del film del 1962), ha messo a punto un macchinario che dovrebbe trasferire la mente della madre nel corpo di una giovane. Per fare i suoi esperimenti comincia ad andare in giro a catturare giovani ragazze: prima le seduce e poi le fa prelevare (letteralmente) con forza brutale dal mostruoso e cieco Andros (che prende il posto dell’originale Morpho). Portate al laboratorio le lega, naturalmente nude (sarà fondamentale per trasferire la mente da un corpo all’altro? Che problema darebbero i vestiti? 😊) e… le uccide perché l’esperimento non riesce mai. Sulle tracce del folle scienziato assassino si mette l’ispettore Mario Tanner (Tony Skios che ha ben altro ruolo che non nel film Las orgias inconfesables de Emmanuelle) e proprio la sua giovane compagna diventerà l’ultima preda di Orloff jr…. Il film mantiene alcune atmosfere del suo lontano antenato ma mai raggiunge l’atmosfera tipica del cinema gotico, sempre tra il sospeso e l’orrorifico, per trascinarsi verso il morboso. Resta comunque una regia che mostra voglia di superare l’erotico con il sadico e il fantascientifico e con un finale, seppur scontato, piacevole. Vi è anche un cameo tutto da gustare dello stesso Jesus Franco nei panni di un testimone gay. (voto 5,5)

Le citazioni di Carlos Aguilar sono prese da Bizarre Sinema!, Jess Franco, El sexo del horror, Glittering Images.

Stefano Barbacini

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