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CINEMA
12 Febbraio 2017 - 01:14

DIARIO VISIVO

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Himizu (Sion Sono, Giappone, 2011)
DIARIO VISIVO

Rincorrere l'intera filmografia di Sion Sono non è semplice. La velocità con cui sforna film uno dietro l'altro costringe ad un impegno notevole e qualche pezzo resta indietro.

Ad esempio chi scrive fino ad oggi non era ancora riuscito a recuperara Himizu il primo dei due film girati subito dopo lo tsunami seguito al disastroso terremoto di Fukushima. In realtà la voglia non era tanta vista l'opera successiva, The land of hopeopera sicuramente di grande impegno civile e morale ma che con il cinema di Sion Sono nulla aveva a che fare. In Himizu invece le immagini dello tsunami entrano in un secondo tempo, non erano previste e la storia presa da un manga di successo è decisamente nelle corde del regista. Bisogna pur dire che le terrificanti immagini del disastro causato dallo tsunami con una devastazione impressionante diventano metafora terribilmente perfetta della devastazione della mente e dell'anima degli adolescenti protagonisti del film.

Sì perchè la storia è quella della formazione adolescenziale di un ragazzo e una ragazza con alle spalle famiglie disgraziate a dir poco. In due ore di film Sono ci racconta il loro, difficile, avvicinamento sentimentale ma soprattutto le violenze che i ragazzi devono affrontare prima di trovare un'espiazione e una catarsi che, chissà, in un futuro non si sa quanto prossimo potrebbe portare ad un bagliore di felicità. Lui si ritrova con una madre sul troiesco andante, sboccata e ignorante, e un padre che gli manifesta il proprio odio e il disturbo che l'esistenza del figlio gli procura, inoltre ha un grosso debito con la yakuza che lascia in eredità al ragazzo costretto a subirne le conseguenza anche fisiche. Si arriverà al patricidio e ad un periodo di follia in cui il giovane si ritrova a girare per la città scontrandosi con altri giovani folli in una spirale di violenza e desolazione dell'anima. Lei ha una madre che la picchia e che pensa al suicidio cercando di trascinare con sè anche la figlia che cerca una via di speranza avvicinandosi al compagno di scuola il quale, causa i problemi di cui sopra, la picchia e l'allontana.

La narrazione è ambientata tra la tendopoli dei terremotati, la scuola e i campi ridotti ad acquitrini dagli effetti dell'alluvione ancora evidenti. Un film di un pessimismo nero che si perde giusto per una ventina di minuti in un sottofinale forse troppo moralistico ma sicuramente di primo piano e di notevole interesse.

La JAGUAR di proprietà della yakuza inaugura il product placement del film che non è particolarmente incisivo ma vede comunque schierate brand come ADIDAS (tuta), NIKE (scarpe della ragazza), COCA COLA (sui frigoriferi dei locali pubblici), WINDY (guantoni di boxe), POKKA, FITOU, HOT PIZZA, TOSHIBA.

 

Stefano Barbacini

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