Nel 1926 Hitchcock gira il suo secondo film, andato perduto, “The mountain eagle”, che lo stesso regista liquida come un brutto film.
Un anno dopo è invece alle prese con “The Lodger” il primo film hitchcockiano che contiene parecchie delle future topiche del regista.
Nella Londra di inizio secolo un feroce assassino uccide vittime in serie, tutte ragazze bionde, firmandosi “The avenger”, da testimoni si sa solo che veste un mantello e si copre la parte inferiore del volto con un foulard.
E’ così, con mantello e foulard, che si presenta Ivor Novello interprete del personaggio chiave del film, uno sconosciuto in cerca di un appartamento in cui soggiornare per qualche tempo, a casa Bunting dove vivono una coppia di anziani e la loro figlia in procinto di sposarsi con il detective Joe Chandler.
In questi primi minuti grossa gamma delle qualità di Alfred Hitchcock di creare suspence ed inquietudine che renderanno l’autore un maestro (anzi IL maestro) del genere sono mostrate.
Il film inizia con il primo piano schiacciato contro lo schermo di una ragazza che urla con i bei capelli biondi a coronarle la testa. Scopriamo poi cosa è successo con il propagarsi della notizia che dalla polizia passa ai giornalisti, alla diffusione via telegrafo, quindi alle rotative dei giornali fino agli strilloni che vendono i quotidiani con le notizie dell’ultima ora.
In questa bella sequenza, che con altre modalità AH ripresenterà spesso nei suoi film, sono contenuti i product placement del film, infatti il telegrafo è utilizzato grazie alla THE EXCHANG TELEGRAPH CO. e il quotidiano è l’EVENING STANDARD.
Notevole è pure la sequenza dell’entrata in scena di Novello quando si materializza nell’oscurità, dopo aver suonato alla porta, in tutta la sua imponenza e in tutto il suo mistero, nonché l’utilizzo della scritta luminosa che pubblicizzando uno show replica la frase “To-night Golden Curls” (stasera boccoli d’oro) altra trovata hitchcockiana che venendo ripetuta più volte durante il film, anche nelle didascalie, diventa specchio di una condizione di alienazione psicotica (base di molti film del genere psycho-thriller).
Da questo momento è tutto un gioco da parte del regista con lo spettatore per fargli credere la colpevolezza dell’uomo rendendone strano l’agire (nasconde una borsa sospetta in un armadio chiudendolo a chiave, esce a tarda notte vestito come l’assassino, passeggia nervosamente nella sua stanza) e tenendolo sempre nella penombra. Infatti per tutta la prima parte del film quando Novello è in scena l’immagine risulta sempre di un ambiguo chiaroscuro molto contrastato, a richiamare il praticamente coevo espressionismo tedesco.
Dato che Hitchcock non ha a disposizione il sonoro si inventa soluzioni geniali per creare l’atmosfera utilizzando la luce e la sua assenza ed espedienti tra cui sottolineiamo quello di utilizzare una lastra trasparente per riprendere il soffitto della stanza in cui è riunita la famiglia Bunting in modo che il rumore dei passi del misterioso affittuario venga “mostrato” agli spettatori rendendo perfettamente l’idea del ticchettio sentito dai protagonisti nella stanza di sotto.
Hitchcock introduce quindi il filone principale dei suoi thriller, ovvero quello in cui un innocente è ingiustamente sospettato da polizia e conoscenti, facendo diventare Novello il principale accusato di essere il serial killer del film. In realtà con il suo caratteristico sarcasmo, mentre noi spettatori già dall’inizio eravamo portati a sospettare del personaggio, il poliziotto di casa comincia a fiutare qualcosa solo quando Novello diventa l’amante ufficiale della sua fidanzata che è decisa ad abbandonarlo per lui. Quindi più che per una reale capacità intuitiva dell’uomo il sospetto arriva per l’invidia e la gelosia.
Comunque alla fine si scoprirà che lo sconosciuto non è altri che il fratello della prima vittima dell’assassino in cerca di vendetta e scamperà ad un sommario linciaggio della folla convinta della sua colpevolezza dopo essere restato incastrato ad una cancellata durante la fuga a causa delle manette messegli da Chandler (una scena che resterà come emblema del film).
Non mancano nel film i consueti siparietti ironici (la figura di Mr. Bunting, una scena iniziale in cui una donna sviene perché vede riflessa l’immagine di un uomo con la bocca coperta ma si scoprirà che è solo un burlone che imita l’assassino) ed erotici (June, la giovane attrice protagonista, si farà un bagno nuda e le sua bianche spalle, nonché i suoi piedi nudi che sguazzano nell’acqua sono inquadrati da AH con divertita malizia) come già in “The pleasure garden”.
Menzione finale per la bellissima scena del bacio tra Novello e June, molto articolata e sensuale che prevede anche un originale soggettiva di Novello del bacio di June ottenendo l’effetto di esserne noi spettatori i destinatari.