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CINEMA
11 Ottobre 2026 - 10:29

L'UOMO, IL CANE E L'ALASKA

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Heart of the beast (David Ayer, USA, 2026)
L'UOMO, IL CANE E L'ALASKA

Un uomo e un cane che portano segni fisici e psicologici di una guerra sporca e, come tutte le guerre, traumatica. La fuga verso le bellezze incontenibili della terra d’Alaska a pescare, ammirare i paesaggi mozzafiato con il piccolo idrovolante che Brad Pitt, il protagonista, sa guidare; leggere libri al sole in riva ad un lago, giocare con il cane. Nessuno nei dintorni. Giusto un vecchio saggio in una sera dal tramonto splendido, portatore di avvertimenti non adeguatamente ascoltati. Il nostro non previene in tempo una disastrosa tempesta e ha un infarto alla guida dell’aereo. Si salva ma è sempre più ammaccato ed ora lui e il cane si trovano dispersi in una regione impervia nella sua selvaggia magnificenza… Orsi, lupi, ponti instabili, acque tormentose… La natura sa essere tanto sfolgorante quanto pericolosa…

Heart of the beast (2026) di David Ayer è un survival con ambizioni, sulle orme di Into the wild, che in realtà aggiunge poco al cinema dello stesso genere. E’ evidente che con un paesaggio come quello della… Nuova Zelanda (lì è stato girato, come se l’Alaska non fosse altrettanto bella e selvaggia, evidentemente scelte produttive) ottenere immagini stupende non è una grossa fatica, mentre la descrizione delle tribolazioni dell’uomo contro la natura sono piuttosto standardizzate. Un film che piacerà sicuramente a chi ama i cani e a chi ha un rapporto quasi “umano” con essi (fino ad essere disposti a sacrificarsi per lui…). Brad Pitt si porta il film sul groppone senza troppi sforzi recitativi. Un prodotto medio, sicuramente bello, se per bello intendiamo immagini e avventura, ma senza squilli in cui l’ambizione di unire il trauma bellico alla pace della natura, che poi però diventa altrettanto ostica per l’uomo, resta un tantino insoluta, alla fine si risolve nel mettere in evidenza principalmente il rapporto uomo/animale, a mio parere un po’ pochino. (voto 6)

Aspirina per il dolore e il commento giubilatorio per la birra brown ale belga (ma senza citare marche), in un film senza product placement.

STEFANO BARBACINI

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