Abbiamo già incontrato in questo speciale Julien Duvivier a proposito dell’ottimo Poil de carotte
di tre anni precedenti a questo Tourbillon de Paris del 1928. Il film non è certamente all’altezza dell’altro ed è una produzione che rincorre (ma in qualche modo contemporaneamente critica) il cinema americano, raccontando di una grande star della lirica che all’apice della carriera sparisce a Tignes, paesino tra le Alpi francesi dove vive la madre. Scopriremo in questo inizio ambientato in mezzo a neve e montagne che la donna (interpretata dalla diva Lil Dagover) ha un marito scozzese abbandonato da lei per rincorrere la carriera. Una volta ottenuto il successo però la donna ha avuto una crisi per paura di invecchiare e perdere il suo fascino. Rintracciata dal marito, più anziano di lei, decide di tornare a fare la moglie in Scozia. Un improvvida fermata a Parigi durante il viaggio diventa però occasione per la cantante per riassaporare il gran mondo, quello dei lustrini,dei ricchi spasimanti, dei critici che la salameleccano per conquistarla, degli appassionati che vanno in visibilio per lei. Non riuscirà a rinunciare a tutto ciò e tornerà sulle scene dove riuscirà, nonostante invidie e opposizioni al suo ritorno e nonostante una crisi di panico all’inizio del secondo atto, a trionfare momentaneamente per capire però che il suo posto è accanto al marito in Scozia.
Sentimenti vs. carriera. Vanità vs. amore.
Il film piuttosto corto (una 50 di minuti) ha momenti interessanti (su tutti il ritorno al palco con prima un attacco di panico poi il trionfo e Duvivier che scatena la cinepresa in movimenti arditi, sovraimpressioni e riesce a ripresentare quel senso di critica della società bene attraverso i volti degli spettatori che vilmente e ferocemente si fanno trovare pronti a scatenarsi contro la diva in difficoltà, quella stessa diva prima e poi dopo, una volta ritrovata se stessa, osannata).
Tratto da un romanzo di Germaine Acremant, secondo Yves Desrichard che gli ha dedicato un libro monografico della Collection Ciné-regards (Edizioni BiFi 2001) “è un film elegante sulla condizione d’attore, la nobiltà parigina e l’arte della rinuncia, un tema per lui usuale” e sottolinea che “le consorterie deplorevoli della piccola fauna parigina sono sbeffeggiate, e l’aggressività con la quale il regista dipinge (tra gli altri) il povero René Lefèvre, cronista mondano, ci dice abbastaza del disprezzo del cineasta per questa società limitata.”
Product placement autoreferenziale per la PARAMOUNT coproduttrice del film (da un paio d’anni si era associata con alcune case di produzione francesi tra cui Le Film d’Art) di cui un’insegna luminosa risplende in una panoramica parigina e importanti location per HOTEL CLARIDGE e ristorante AU VENEZIA di Parigi.