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CINEMA
11 Marzo 2024 - 23:31

ARMANI SVESTE CASANOVA

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Il ritorno di Casanova (Gabriele Salvatores, Italia, 2023)
ARMANI SVESTE CASANOVA

Io penso che i registi dovrebbero continuare a fare quello che sanno fare, quello che è nelle loro corde. C’è chi “fa sempre lo stesso film” e chi riesce ad avere un’autorialità anche facendo film totalmente diversi tra loro. Questo perché ripropone comunque la sua visione derivante dai suoi ricordi e dalle sue esperienze, dalla cultura con cui è cresciuto, dalle esperienze artistiche che ha vissuto. Di questa seconda categoria fa parte Gabriele Salvatores che trova nel clima vissuto da una stagione teatrale e da una cultura, quella del rock, dei fumetti e della narrativa “pulp”, l’humus fecondo per realizzare i suoi film migliori a cavallo di generi e opere apparentemente completamente diversi tra loro. Con Il ritorno di Casanova però ci pare sia andato al di là di quello che è in grado di fare, non per incapacità intendo, ma per formazione e predisposizione culturale.

Il film parte da Schnitzler di cui ripropone il testo da cui prende il titolo il film e lo fa girare dal regista fittizio (gioco non certo nuovo della finzione nella finzione) Leo Bernardi, interpretato da Toni Servillo. I due piani del film, il film nel film e la vita del regista che lo sta preparando per portarlo a Venezia, procedono in parallelo; il primo a colori vede Fabrizio Bentivoglio che interpreta un anziano Casanova che per poter conquistare la giovane Marcolina deve ricorrere all’inganno perché le sue doti seduttive ormai non funzionano più, il secondo in bianco e nero con l’altrettanto anziano Leo Bernardi che si disinteressa totalmente alla sua opera (“non so di cosa parla il film”) facendo incazzare collaboratori e produttore perché interessato unicamente al suo amore sbocciato per la giovanissima contadina Silvia.

Il film è ovviamente una dolente rappresentazione del passaggio del tempo sui corpi e sullo spirito uomini famosi (ma penso valga per tutti), che non si rassegnano alla loro decadenza e cercano in donne più giovani un momento di rivitalizzazione, di ritorno al glorioso passato perduto. Salvatores fa tutto ciò credendosi Fellini, ma non bastano una borsetta e un paio di scarpe con tacco a spillo su una spiaggia notturna e la bella e brillante Sara Serraiocco che esce dalla laguna per emulare il maestro riminese. Non so se i due personaggi, Casanova e Bernardi, in competizione con più giovani emuli (il tenente Lorenzi e il regista Lorenzo Marino che vince il Leone d’Oro al posto del più anziano collega), sono specchio dello stesso Salvatores, se questo è minimamente vero (ed è difficile non pensare ad almeno un briciolo di autobiografismo in tutto ciò), il nostro non riesce a restituirlo allo spettatore con la dovuta carica di dolenza e compartecipazione e svacca verso la commedia e il kitsch come nel duello tra Fabrizio Bentivoglio e Angelo Di Genio, spadaccini in nudo integrale (!) (voto 5,5). Product placement tutto dell’Emporio Armani che è presente in sottofondo quasi continuo nella parte “moderna” del film.

STEFANO BARBACINI

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