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CINEMA
10 Dicembre 2016 - 11:16

DIARIO VISIVO (CINEMA FRANCESE ANNI VENTI)

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Crainquebille (Jacques Feyder, Francia, 1922)
DIARIO VISIVO (CINEMA FRANCESE ANNI VENTI)

Ho sotto gli occhi un vecchio numero della rivista di studi cinematografici Cinegrafie (n.14 del 2001), rivista curata dalla Cineteca di Bologna ed edita da “Le Mani”. Su questo numero vi si trovano principalmente articoli sul cinema francese degli anni venti, un periodo cinematografico fulgido per il cinema transalpino ma da me (e dalle sale d’essai da me frequentate negli anni giovanili) troppo poco frequentato.

Al di là di alcune opere note a tutti come Napoleon, La Kermesse eroica, L’inhumaine, Aurora, La roue e il cinema d’avanguardia (Le ballet mecanique, Entr’act ecc.) non era semplice vedere altro almeno fino all’arrivo del dvd e della grande diffusione del cinema su internet. Mentre per il cinema espressionista tedesco tutto quanto minimamente importante si riusciva a recuperare in retrospettive dedicate, per il cinema “impressionista” francese questo non avveniva ed avere quadro d’insieme era difficile.

Partendo dalla base dei dotti articoli presenti sul già citato Cinegrafie mi è venuta la voglia di recuperare tutte le opere principali di autori fondamentali come Jean Epstein, Marcel L’Herbier, Louis Delluc, Germaine Dulac, Jacques Feyder piuttosto che Renoir e Clair di cui si è visto praticamente tutto.

Cominciando da quello che è più facilmente fruibile (cioè ciò che è già presente nella mia videoteca), recupero una registrazione da Arté (la tv culturale francese) del film Crainquebille di Jacques Feyder.

Jacques Feyder è forse il nome più conosciuto del periodo (assieme ad Abel Gance), autore di “kolossal” come L’Atlantide e Kermesse eroica, ha lavorato anche con Greta Garbo (Il bacio e nella versione tedesca di Anna Christie), e Crainquebille è il suo secondo film, ben diverso dall’esotico e imponente L’Atlantide, il suo esordio nel lungometraggio.

Infatti in questo film Feyder traspone il romanzo di Anatole France, fresco premio Nobel della letteratura (1921, il film è del 1922), romanzo che si scaglia contro la disumanità di una giustizia cieca nei confronti di un umanità in difficoltà (quella del primo dopoguerra).

Utilizzando la storia del vecchio venditore di verdure al mercato, benvoluto da tutti, prostitute e benestanti proprietari di negozi, con il suo carrettino pieno di prodotti della campagna, che, a causa di un diverbio con un inflessibile gendarme, finisce in galera. La causa di tutto è un’imprecazione che il vecchio dice al poliziotto che vuole farlo spostare dalla posizione d’intralcio dove si trova il suo carretto e cioè “Morte à la vache”  che nel gergo parigino di quegli anni significava morte ai poliziotti. Nonostante un testimone a favore, un distinto medico, l’indifferenza di un tribunale in cui giudici, avvocati e procuratori pensano principalmente ai fatti loro (in un affresco ironico delle attività della giustizia che potrebbe essere girato oggi da come non è cambiato nulla…) e non danno importanza ai drammi umani dei poveracci  che hanno di fronte, lo porta ad essere condannato a quindici giorni di prigione e cinquanta franchi di ammenda. Non è tanto il periodo passato in gattabuia che colpisce il povero Crainquebille (interpretato con naturalezza espressiva da un importante attore teatrale del tempo, Maurice de Feraudy), anzi, in prigione si sta meglio che fuori…, ma la diffidenza e la cattiveria della gente che appena uscito lo mette alla gogna evitandolo, non comprando più i suoi prodotti o addirittura omettendo di dargli i soldi dovutogli. Anche la prostituta Madame Laure che dovrebbe essergli solidale per amicizia passata e per comprensione di una vita di difficoltà, lo abbandona.

Ormai alcolizzato e senza un soldo lo troviamo nel finale in una bellissima scena di vagabondaggio notturno sulle rive della Senna che lo porterà ai limiti dal suicidio. Solo un piccolo venditore di giornali ne capirà il dramma e riuscirà a fargli capire l’importanza del continuare a vivere.

La forza del film è l’ambientazione restituitaci da Feyder, una Parigi che non esiste più, quella dei mercati delle Halles (che pare abbia ripreso dal vero con una camera nascosta), dei carretti degli ambulanti che prima dell’alba arrivano con i loro prodotti, delle prostitute che “smontano” dal loro posto di lavoro o escono dalla gendarmeria dove sono finite dopo un retaggio, delle saracinesche dei negozi che si aprono e poi della folla che riempie gli spazi del mercato. “Ho visto un film che, per me, simboleggia Parigi in modo perfetto” dichiarerà, infatti, David W. Griffith alla visione di Crainquebille e lo stesso Feyder: “prima di tutto un’atmosfera, un ambiente”… (Le citazioni sono prese dall’articolo del grande Peter Von Bagh, Derriere le silence, sul Cinegrafie di cui sopra).

Ma Feyder non è solo questo. E’ anche artista che riesce a mettere insieme il feuilleton e l’avanguardia, il melodramma e la sperimentazione. Nella sequenza del processo a Crainquebille questo vede il gendarme, che lo accusa come un gigante rispetto al resto delle persone del tribunale che nei suoi confronti sono piccolissimi, mentre il suo testimone a favore lo vede piccolissimo sempre più minuscolo fino a sparire in un vortice. La psicologia esplicata con trucchi alla Meliès.

Ma le scene più “sperimentali” sono quelle dei deliri di Crainquebille e, soprattutto, del medico suo testimone e benefattore che ci restituiscono le loro paure verso la giustizia e il potere con incubi costruiti con montaggi avanguardistici e ralenty che anticipano l’Entr’acte di René Clair e contribuiscono ad iniziare una stagione di cinema che porterà al dadaismo e al surrealismo.

E se pensate che in un film muto del 1922 non vi sia product placement vi sbagliate, eccome se vi sbagliate!

In un bar l’aperitivo DUBONNET e il rhum ST.JAMES sono imponenti pubblicità affisse alle pareti. Nel capannone dove vive il ragazzino che salverà Crainquebille vi è una parete completamente coperta da enormi cassoni di AUTOMOBILINE (brand di olio per motori) e MOTRICINE (brand di benzina). Senza trascurare il giornale LE JOCKEY, giornale di scommesse sui cavalli, che l’avvocato difensore legge durante l’udienza invece di interessarsi del povero vecchietto imputato e suo cliente.

Stefano Barbacini

Crainquebille

Regia: Jacques Feyder
Data di uscita: 07/10/1923
Location: Parigi

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