E se il destino, “il crudele destino” che orienta le nostre vite e ci fa fare le scelte sbagliate avesse il volto dell’incontenibile Valeria Bruni Tedeschi? Lo potete vedere nel nuovo film del talento italiano dell’horror fantastico e psicologico, Paolo Strippoli (con coraggio presentato agli Oscar visto che è un film di genere), L’estranea.
Ma esiste veramente un destino che possa costringere a fare certe scelte? Il film racconta la storia di una madre “orribile” che confonde istinto materno con la sua voglia di decidere destino e comportamenti del marito e dei due figli, maschio e femmina. Le sue scelte, invero delicate e dolorose, vengono decise in base ai “deragliamenti” comportamentali di chi gli sta vicino. Il figlio troppo amato dal padre che lo vede diventare grande calciatore (mentre lei vorrebbe che la figlia diventasse un’attrice sostituendo i suoi desideri repressi), il marito che tratta male i figli e che evidentemente lei non ama più, la figlia che, rifiutando la “carriera” prospettatale dalla madre e oltretutto essendo lesbica, va contro alla famiglia ricca, famosa e tradizionale da sempre agognata dalla donna.
Al di là del giochino narrativo della “vita per una vita” il film costruisce un complesso ritratto tutt’altro che idilliaco della famiglia, della donna-madre, della pacificazione della posizione sociale. Diventa analisi psicologica e pessimista della figura di madre tutta istinto e senza ragione, il problema atavico del nepotismo.
Strippoli è, insieme al sottovalutatissimo Donato Carrisi, il nostro più originale autore della nuova ondata (per ora non certo ampia) di cinema di genere, mettendo nei suoi film scelte registiche sorprendenti, cercando di giocare con il linguaggio cinematografico in maniera non scontata; da ricordare ad esempio il campo controcampo ottenuto non con l’usuale montaggio ma spostando rapidamente la camera da soggetto a soggetto contro ogni regola del cinema, oppure i piani sequenza “temporali” che scavano nei ricordi della protagonista. Strano che il regista ottenga rilevanza anche critica visto che generalmente questa si ferma alla narrazione e guarda raramente alle innovazioni registiche, guarda al contenuto più che al contenitore, come se cinema e letteratura fossero la stessa cosa. (voto 7)
La madre vorrebbe che la figlia diventasse attrice e per questo riesce a farla scegliere per una pubblicità della Barilla che diventa così principale product placement del film a cui possiamo aggiungere le numerose magliette Lacoste, le citazioni di Playstation e Gameboy e un telefonino Nokia.