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CINEMA
10 Settembre 2012 - 22:37

BELLA ADDORMENTATA

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sui vagoni di TRENITALIA
BELLA ADDORMENTATA

BELLA ADDORMENTATA – Marco Bellocchio (2012)

 Il caso Englaro è il punto di partenza per raccontare storie paradigmatiche sull’importanza della vita rispetto alla morte. Del vivere la vita in maniera completa e soddisfacente e non passare su questa terra con i sentimenti già sepolti sotto terra mentre il corpo ancora vaga per il mondo.

Del caso che ha infiammato l’Italia, a Bellocchio, preme mostrare principalmente le esagerazioni, la perdita di contatto con la realtà; l’incapacità della gente di affrontare il problema con la dovuta ragionevolezza rispettando principalmente volontà e sentimenti dei protagonisti, uniche vere vittime della sofferenza.

Il mondo politico viene sbeffeggiato con deputati e senatori interessati principalmente alla pensione e a far chiasso per apparire in tv ed ottenere la visibilità che gli permette di raccogliere fama e voti. Persone senza qualità, bisognose di pillole e assistenza psichiatrica, senza il coraggio di esprimere il proprio pensiero per non perdere i privilegi di casta.

Il culmine di questa rappresentazione grottesca è la scena in cui un gruppo di senatori si ritrova come ai tempi dei romani in sauna avvolti in drappi a vedere la televisione sperando che la povera Eluana muoia prima che tocchi loro prendere una decisione sul suo futuro.

Gridare, far finta di fare ma in realtà interessati solo ai propri privilegi, coscienza azzerata e boutade irrispettose (“Eluana è stata ammazzata”, “come si può dichiarare morta una donna che ha ancora le mestruazioni”) nei riguardi di chi soffre realmente.

Stessa sorte impietosa il regista riserva sia ai facinorosi ultracattolici che presidiano l’ospedale di Udine dove è ricoverata Eluana, mostrati come bigotti pronti a sfruttare il dolore di sofferenti in sedia a rotelle appiccicandogli cartelli di protesta (e accomunandoli al caso Englaro con cui nulla hanno da spartire), sia il fanatismo della parte opposta che contrasta con la violenza il punto di vista cattolico. Entrambe le parti impegnate ad urlare ma per nulla interessate a rispettare il dolore di un padre che ha fatto una scelta sicuramente difficile e ad ascoltare in maniera civile l’opinione altrui.

Attorno a queste vicende reali si dipanano tre storie parallele.

Cambia anche l’approccio registico, così grottesco e chiassoso con l’ausilio di filmati d’archivio la parte che ricostruisce il caso principale tanto quanto è sottotono, delicato e ponderato (camera a ridosso dei volti con lunghi primissimi piani quasi a penetrare attraverso la pelle dei personaggi per carpirne l’anima) il racconto di queste vicende in cui Bellocchio esprime, senza urlarlo, il proprio punto di vista.

Maya Sansa è una tossica sull’orlo del suicidio che incontra sulla sua strada un medico, Pier Giorgio Bellocchio, deciso a fermare l’autodistruzione della donna a qualunque costo, dimostrando che, mentre tra i colleghi c’è chi scommette sulla vicenda di Eluana e chi prende posizione a favore della prosecuzione della vita vegetale di questa (ma si disinteressa totalmente al caso della Sansa che reputa un’inutile rompipalle), la cosa più importante è aiutare chi può ancora vivere e non chi non può più purtroppo farlo.

Isabelle Huppert interpreta invece un’affermata attrice di teatro ritiratasi a causa della situazione dell’amata figlia, ridotta in stato vegetativo anch’essa come Eluana. L’attrice praticamente rinuncia a vivere dedicandosi completamente al capezzale della ragazza e alla preghiera. La donna ha però anche un marito, Gianmarco Tognazzi, e un figlio, Brenno Placido (nel cinema italiano si fa tutto in famiglia…) che avrebbero bisogno del suo aiuto e del suo amore e sono invece trascurati quando non osteggiati.

Infine vi è la storia di Alba Rohrwacher figlia del senatore di Forza Italia Beffardi (interpretato da Toni Servillo), politico in crisi di coscienza, che prende le parti di chi vuole che Eluana continui a vivere e che rimprovera al padre di non aver assistito la madre morta dopo lunga malattia.

Quando la nostra incontra il giovane Michele Riondino schierato con la frangia di pensiero opposta (più che altro per seguire il fratello, un ragazzo instabile e a tratti violento) e se ne innamora comincia a vedere le cose da un’altra prospettiva.

L’amore, la vita, l’aiuto alle persone che abbiamo intorno e di cui non ci accorgiamo e che invece avrebbero bisogno di noi, queste sono le cose importanti e che si tende a non valutare nella giusta prospettiva non l’odio, la morte, l’intolleranza che la povera Eluana ha suo malgrado scatenato.

Fra i brand che compaiono FIAT, LANCIA, CANON e APPLE (I-PHONE).

Sono però TRENITALIA (molto presente nel racconto che vede protagonisti Servillo e la Rohrwacher) e SKY TG24 (che segue tutta la vicenda Englaro) ad avere la maggiore visibilità.

Stefano Barbacini

Bella addormentata

Regia: Marco Bellocchio
Produzione: Cattleya
Data di uscita: 06/08/2012
Brand:
Apple

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