Il prolifico Philippe Garrel aggiunge nel 2015 un altro tassello al suo diario di coppia, analisi film dopo film del misterioso pianeta maschile e femminile. All’ombra delle donne mette in evidenza il sempriterno dualismo con lui che tradisce lei e lei che tradisce lui, nonostante i due si amino sinceramente. Il richiamo della carne, il bisogno di essere amati come “avessimo ancora 14 anni” quando la coppia si normalizza dopo anni vissuti insieme.
Il problema evidenziato è quello della tipica “doppia morale maschile. Tradisco perché sono un uomo. Non è colpa mia se sono un uomo”, ma se poi a tradire è la donna “solo gli uomini possono essere infedeli. Per le donne è più grave, vietato e pericoloso”. Così la pensa Pierre il protagonista, regista documentarista e quando Manon, la moglie e assistente, sua ombra al lavoro come nella vita di coppia, ha una sbandata non riesce a sopportarlo nonostante lui da mesi abbia un’amante.
Ecco un film, girato con la solita capacità di Garrel di ottenere una recitazione “naturalistica” nel suo solito bianco e nero, che in tempi di giusta critica al paternalismo e al maschilismo non si ferma alla superficie (prendere provvedimenti punitivi e professare l’inviolabilità di Dio, patria e famiglia come fa la destra e attaccarsi alle parole con dogmi per sconfiggere altri dogmi come fa la sinistra) ma mette il dito nella piaga. E’ la mentalità descritta nel film (appartenente alla maggior parte degli uomini, intellettuali o meno, progressisti o conservatori) che bisogna combattere e bisogna farlo con la forza delle idee, ripetendo all’infinito i concetti, anche tramite il cinema come fa Garrel.
Il film è narrativamente semplice, molto semplice, ma contiene anche una “critica” al cinema documentario, almeno quello dozzinale, quello di quei registi che credono di far cinema importante solo perché pensano di trasmettere la verità. A parte che alla fine del film la verità è tutt’altro che messa in evidenza (anzi…), il commento della madre di Manon è tutto un programma: “Pierre non fa niente di speciale. Fa domande alla gente e riprende le loro risposte. Può farlo chiunque…”. (Voto 6,5)
Il film contiene solo un location placement, quello del Mistral Café.