Futuro distopico. Una comunità vive felice su una sorta di fortezza isolata dalle nebbie del mondo.
Tutti vivono felici, tutti svolgono i compiti decisi per loro dagli anziani in relazione alle loro capacità, tutti non hanno più memoria del mondo, a tal punto che non conoscono più neanche i colori e, infatti, vivono in bianco e nero. In un mondo così come potrebbero conoscere ed esistere le brand?
C'è solo un uomo The Giver (Jeff Bridges) che vive in una biblioteca ai confini di quel mondo, sul bordo del precipizio, che è custode di tutta la memoria del tempo e quindi sa tutto su quello che succede o è successo dentro e fuori i confini.
Ma The Giver è ormai vecchio e stanco e deve passare la mano ad una recluta scelta perchè ipotizzata talmente forte da poter reggere tutto il peso di questo fardello.
Jonas viene così scelto ed inviato dal Giver che poco per volta gli aprirà le chiavi dei ricordi, delle emozioni e dei colori, tutte cose vietate agli altri cittadini. Ma insieme alle emozioni scopre anche tutto quello che si nasconde dietro quell'apparente felicità.
Film relativamente modesto rispetto ad altri film su complotti del regista, Il mondo di Jonas, tratto dal romanzo di Lois Lowry, riuslta in qualche modo già visto sotto qualunque punto di vista lo si guardi: dalle varie saghe dei giovani contro il potere, da film e sceneggiati storici degli anni '70 (ma se dovessi citarli farei spoiler) fino a Pleasantville con il passaggio dal bianco e nero al colore grazie all'arrivo dei sentimenti. Se non bastasse gli inserti a colore della memoria arrivano da altri film come Baraka, Life in a Day e Samsara, anche se il primo frammento di memoria potrebbe essere tratto dal primo grande vero successo del regista: Ore 10: calma piatta.
In pratica un futuro felice, orribile e copiato... meglio The Purge, Almeno li hanno il product placement.