L’UOMO DEL MOMENTO (The man of the moment-1955) di John Paddy Carstairs
Un mese fa è morto all’età di 95 anni Norman Wisdom. In Italia questo nome dice poco, ma in Inghilterra (e in altre nazioni tra cui l’Albania dove era una vera star!) è stato fatto addirittura Sir per il suo lavoro di attore/comico/cantante.
Nel dopoguerra fino quasi alla fine degli anni ’60 è stato popolarissimo e i suoi film guadagnavano addirittura più dei primi James Bond! Riprendendo la tradizione della slapstick comedy, era un clown che sullo schermo appariva nei panni del personaggio Norman Pitkin.
Nel 1955 gira questo film, agli ordini di John Paddy Carstairs, regista di serial come The Saint (Il Santo, poi ripreso anche da lui negli episodi televisivi di Simon Templar) e Lassie, in cui Pitkin è un assistente dell’assistente dell’archivista al Ministero “of Overseas affairs” (praticamente il Ministero degli esteri), che per una serie di coincidenze finisce per partire con una spedizione diplomatica inglese (volando con la compagnia BRITISH EUROPEAN AIRWAYS) diretta a Ginevra (dove crea il panico all’HOTEL DE LA PAIX sul famoso lago della città svizzera) e a ritrovarsi addirittura a fare il diplomatico!
Ne succedono di tutti i colori a questo sempliciotto che si presenta con una giacca strettissima chiusa con un bottone sul petto o con uno smoking enorme a cui deve tagliare le maniche e i pantaloni. Sempre fuori posto nei pranzi di gala e nelle udienze dei deputati, si ritrova inconsapevolmente a salvare la proprietà di un isola del Pacifico che gli affaristi occidentali vogliono sottrarre a degli indigeni, a conquistare la donna della sua vita dopo aver scoperto che l’idolo dei suoi sogni erotici (una star del cinema interpretata dalla sempre bellissima Belinda Lee) è una mera profittatrice, a dover evitare, fortunosamente, attentati omicidi alla sua persona.
Cameo anche di Lisa Gastoni, nel ruolo di una bella cameriera, che iniziava la carriera in quegli anni proprio con particine in film inglesi.
Comicità popolare, a volte eccessivamente ingenua, canzoni (Wisdom ha una voce notevole) e divertimento per la nuova audience britannica del dopoguerra che sta cominciando ad abituarsi ai ritmi televisivi (Wisdom era anche una star della comicità televisiva).
Proprio con la televisione ha a che fare la parte più interessante del film, infatti durante un’intervista impacciata Pitkin deve sventare il rapimento della sua bella che sta avvenendo in un altro studio. Comincia così un inseguimento in cui rapitori e Norman causano disastri ovunque passando attraverso i set delle registrazioni di vari programmi. Così rovinerà per due volte il soufflé di un cuoco francese in un programma di cucina, si intrometterà in una lotta tra un forzuto e una lottatrice in calzamaglia venendo picchiato da questa, finirà sul set di una rievocazione della Guerra di Troia prendendo il posto di un troiano, si presenterà buffamente sulla passerella di una sfilata di moda ondeggiando il bacino da vera modella, irromperà in uno sceneggiato poliziesco credendo di incontrare veri poliziotti e chiedendo loro di catturare i rapitori, rovinerà la pacata recitazione di una soap opera in costume… Insomma un bello e divertito sguardo su quello che si produceva in tv negli anni ’50.
A tal proposito il controcampo delle famiglie che stanno guardando gli eventi che si svolgono in televisione in diretta inquadra spesso un apparecchio televisivo, probabilmente di grande modernità in quel momento, il cui marchio (pensiamo BUSH) è chiaramente identificabile dagli spettatori cinematografici del tempo.
Apparizione anche della rivista PICTUREGOER sulla copertina della quale campeggia Belinda.