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CINEMA
9 Maggio 2021 - 20:57

DIARIO VISIVO (Herschell Gordon Lewis)

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This stuff'll kill ya! (Herschell Gordon Lewis, USA,
DIARIO VISIVO (Herschell Gordon Lewis)

“We shall drink the spirit of the Lord” urla il predicatore della chiesa locale mentre invece della comunione distribuisce uno strano sciroppo che dovrebbe essere appunto lo spirito del Signore (ma è un distillato illegale prodotto dallo stesso predicatore). Due giovani si sono appena sposati e la lei dei due si fa baciare da un altro componente della comunità con il plauso di tutti. Un giro di soldi passa tra i fedeli. Il convegno finisce con la sposa posseduta da vari uomini davanti a tutti.

Roscoe Boone, il predicatore, ci sembra piuttosto anticonvenzionale ma neppure tanto considerando quante sette pseudoreligiose hanno fatto cose simili nella realtà. Sesso, denaro e alcool vengono fatti conciliare con le scritture perché ognuno le interpreta come vuole. E non siamo lontani dalla realtà…  nonostante lo spirito sia decisamente ironico, grottesco e… horror.

Sì perché la comunità ha molti punti in comune con il ranch mansioniano e presto cominciano a succedere fatti di sangue ispirati ai martiri cristiani, la sposina dell’inizio viene lapidata, due altre ragazze vengono crocifisse. ..

Herschell Gordon Lewis torna alle sue atmosfere hillbilly ambientando questo non-horror non molto sanguinolento (a parte una testa esplosa nel finale, un deciso passo indietro rispetto a The wizard of gore da questo punto di vista) nei suoi amati paesini della provincia americana dove abitanti redneck senza morale e ubriaconi cantano e ballano temi southwestern. Il film è dominato dalla prestazione di Jeffrey Allen, attore che ha lavorato praticamente solo con HGL e che qui dà il meglio di se stesso raffigurando il falso reverendo Boone con grande presenza. Il film è troppo lungo e gli omicidi sono decisamente secondari rispetto a tutto il resto. Canzoni, trombonaggine del protagonista, qualche tentativo di slapstick malriuscito e tanta polverosa e rozza “way of life” riempiono altrimenti la trama ma a non il piacere dello spettatore.

Curiosa la presenza di Tim Holt, star western hollywoodiana per tre decenni (’30-’50) ritiratosi dalle scene a metà anni sessanta che si concede una rentrée sottosilenzio in questo film certo non memorabile.

Product placement di Chevrolet (pick-up) e alcune brand di whisky “concorrenti” al prodotto di Boone, Johnnie Walker e Jack Daniels. Infine una comparsata del negozio Vandiver & Blackwell.

Stefano barbacini

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