“We shall drink the spirit of the Lord” urla il predicatore della chiesa locale mentre invece della comunione distribuisce uno strano sciroppo che dovrebbe essere appunto lo spirito del Signore (ma è un distillato illegale prodotto dallo stesso predicatore). Due giovani si sono appena sposati e la lei dei due si fa baciare da un altro componente della comunità con il plauso di tutti. Un giro di soldi passa tra i fedeli. Il convegno finisce con la sposa posseduta da vari uomini davanti a tutti.
Roscoe Boone, il predicatore, ci sembra piuttosto anticonvenzionale ma neppure tanto considerando quante sette pseudoreligiose hanno fatto cose simili nella realtà. Sesso, denaro e alcool vengono fatti conciliare con le scritture perché ognuno le interpreta come vuole. E non siamo lontani dalla realtà… nonostante lo spirito sia decisamente ironico, grottesco e… horror.
Sì perché la comunità ha molti punti in comune con il ranch mansioniano e presto cominciano a succedere fatti di sangue ispirati ai martiri cristiani, la sposina dell’inizio viene lapidata, due altre ragazze vengono crocifisse. ..
Herschell Gordon Lewis torna alle sue atmosfere hillbilly ambientando questo non-horror non molto sanguinolento (a parte una testa esplosa nel finale, un deciso passo indietro rispetto a The wizard of gore da questo punto di vista) nei suoi amati paesini della provincia americana dove abitanti redneck senza morale e ubriaconi cantano e ballano temi southwestern. Il film è dominato dalla prestazione di Jeffrey Allen, attore che ha lavorato praticamente solo con HGL e che qui dà il meglio di se stesso raffigurando il falso reverendo Boone con grande presenza. Il film è troppo lungo e gli omicidi sono decisamente secondari rispetto a tutto il resto. Canzoni, trombonaggine del protagonista, qualche tentativo di slapstick malriuscito e tanta polverosa e rozza “way of life” riempiono altrimenti la trama ma a non il piacere dello spettatore.
Curiosa la presenza di Tim Holt, star western hollywoodiana per tre decenni (’30-’50) ritiratosi dalle scene a metà anni sessanta che si concede una rentrée sottosilenzio in questo film certo non memorabile.
Product placement di Chevrolet (pick-up) e alcune brand di whisky “concorrenti” al prodotto di Boone, Johnnie Walker e Jack Daniels. Infine una comparsata del negozio Vandiver & Blackwell.