Sole e mare al largo della Spagna. I giovani Barbara e Paul sono appena diventati ricchi e si concedono una vacanza in barca assieme a due amici più anziani. Tutto sembra girare a meraviglia a parte uno strano sogno con mostro che lui ha fatto ad inizio film (deve averlo ben sconvolto perché rifiuta una fellatio proposta dalla bella compagna…). Lei non sopporta che Paul non la degni di attenzione e gli butta il computer in acqua (espediente per liberarsi della tecnologia… così nemica dei film horror). L’idillio finisce presto, temporale, naufragio, incidente all’amica Vicky che resta intrappolata con una gamba e rischia l’affogamento. La nostra bella coppia con il gommone va a riva per raggiungere il vicino paese e chiedere aiuto. Ma dove sono finiti in realtà? In un incubo lovecraftiano naturalmente, con un prete dalle mani palmate, strani personaggi intabarrati e con occhiali scuri per coprire un biancore di pelle sospetto, un concierge dell’unico hotel che sembra un membro onorario della famiglia Addams. Barbara è restata sola e il prete con il concierge le saltano addosso mettendo allo scoperto le loro intenzioni.
Intanto Paul ritorna alla barca e scopre che gli amici sono spariti. Ma non finisce qui perché al ritorno sull’isola anche la bionda compagna è svanita nel nulla. Intanto scoppia il diluvio sull’isola e il nostro si fa dare una camera all’hotel, una vero e proprio incubo di stanza… Costretto a scappare dalla finestra perché gli abitanti del paese cercano di fargli la festa, Paul incontrerà un vecchio (il grande Francisco Rabal al suo ultimo anno di vita e il film sarà dedicato alla sua memoria all’uscita) che in un breve flashback gli racconta la storia del paese di Imboja, il paese dove si arriva ma da cui poi non si va più via (non per propria volontà…). Racconta che un marinaio straniero giunse anni prima nel paese di poveri pescatori e vi portò pesca redditizia e oro ma con le ricchezze portò anche l’obbligo di idolatrare il demone dei mari Dagon di cui il marinaio diventa sacerdote. Chi non si assoggetta al culto di Dagon viene sacrificato. Paul viene anche a sapere che tutti gli abitanti di Imboja stanno subendo una mutazione e diventando pesci o comunque creature marine.
A questo punto il nostro eroe dovrà fuggire dal prete (il cui hobby è scorticare e ci viene mostrato graficamente sulla… pelle del povero Rabal) e da una viziosa sacerdotessa-sirena, reincontrerà Barbara, il cui destino è quello di essere appesa completamente nuda (in perfetto stile sexy sleazy) e immersa nel pozzo dove dimora Dagon per avere con lui orrido legame sessuale, e cercherà di salvarla per poi scoprire che il suo approdo ad Imboja è tutt’altro che casuale…
Come sempre dopo un film mal riuscito (ma nel frattempo Gordon fa altre cose, sceneggia, produce, si presta come attore) il nostro Stuart Gordon si rifugia nei racconti lovecraftiani con l’ausilio del solito Dennis Paoli. Yuzna nel frattempo è imigrato in Spagna ed assieme allo stesso regista e a Julio Fernandez (che troveremo spesso dietro alle produzioni di film horror iberico) ha dato vita alla Fantastic Factory ed è proprio questa a produrre il film girato in Catalogna e nel paese di Combarro in Galizia utilizzando attori sia americani (il protagonista ad esempio, Ezra Godden) che spagnoli (quasi tutti gli altri). Tornando al genere che meglio sa gestire, Gordon sforna un altro ottimo prodotto che non risparmia momenti gore, momenti gotici e exploitation. Senza mai sbragare.
Secondo Gomarasca (Nocturno n. 23) Dagon ha centrato nel segno e, ad oggi (2001 ndr), si è rivelato uno dei migliori adattamenti da Lovecraft mai realizzati (…)Come in altri film di Gordon (vedi Castle freak), la morale non è mai esplicita ne retorica, ma la sublimazione del racconto viene portato avanti dal regista con la leggerezza e la capacità propria di un grande autore che sa giocare col genere e infrangerne le barriere.
Product placement tutto concentrato nella prima mezzora con computer TOSHIBA (che finirà ingloriosamente in mare), maglietta LACOSTE, motore della barca SUZUKI e un REDHORN.COM sempre sulla barca.