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CINEMA
8 Dicembre 2023 - 11:52

JULIETA CI FA PIANGERE COI KLEENEX A PORTATA DI MANO

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Julieta (Pedro Almodovar, Spagna, 2016)
JULIETA CI FA PIANGERE COI KLEENEX A PORTATA DI MANO

Da Pedro Almodovar ci si aspetta sempre l’eccesso, il comico esagerato o i foschi melodrammi. Il "barocco" come lui stesso si definisce. Come possa approcciarsi ad una scrittura invece misteriosa e allo stesso tempo intimistica della premio Nobel Alice Munro è un dubbio che si può avere al primo acchito.

Infatti l’Almodovar che gira Julieta (film che arriva nel 2016 dopo gli “eccessivi” La pelle che abito e Gli amanti passeggeri ma prima del dolorosissimo autobiografico Dolor y gloria) è un Aldomovar che, anche per gli avvenimenti personali, sta cambiando. Il dolore, la solitudine, il senso di abbandono di Julieta sono gli stessi di Almodovar. Pertanto è qui che bisogna trovare la molla per capire la scrittura di un personaggio come quello complesso e doloroso di Julieta, che è pur vero arriva da tre racconti della Munro, ma è assolutamente plasmato dal regista e sceneggiatore spagnolo.

Julieta sta per andare in Portogallo con il compagno degli ultimi amari anni di vita per cercare di allontanarsi dai ricordi che le rievoca Madrid. L’incontro con un’amica d’infanzia della figlia cambia tutto. Le ricorda che da dodici anni non ha più notizie di Antìa, la figlia che se ne è andata di casa a 18 anni senza far più sapere niente di sé. Abbandona così l’idea dell’espatrio e anche il compagno per rinchiudersi in casa a ricordare cosa è successo nella sua vita. Così lo spettatore apprenderà dell’incontro in treno con il futuro marito Xoan, incontro avvenuto dopo un tragico evento, il suicidio di un vecchio solitario che di cui Julieta non aveva capito il dramma. Xoan vive in un villaggio sul mare di pesca e la prima moglie da tempo malata muore. Julieta arriva al villaggio incinta di Xoan e si stabilisce da lui con Antìa. Dopo alcuni anni a seguito di una discussione con Julieta, Xoan se ne va per mare e muore. Antìa e l’amica del cuore Beatriz a questo punto si prendono cura della madre in stato confusionale e depressivo fino a quando le due ragazze ormai maggiorenni si dividono, Beatriz va all’estero e Antìa ad un ritiro spirituale. Da quel ritiro Antìa sparisce e non si farà più sentire dalla madre.

Cosa è successo? Almodovar ce lo svela parzialmente nel finale di film dopo che abilmente il regista ha proceduto per ellissi (“La narrazione avviene a base d’ellissi, e le ellissi sono tanto importanti quanto le scene filmate”). Non vediamo rappresentati infatti nessuno degli avvenimenti chiave: non vediamo il suicidio del vecchio (ci si fa credere che ad essere investito dal treno sia un cervo); non vediamo il sesso fedifrago di Xoan con l’amica d’infanzia Ava; non vediamo il rapporto lesbico tra Antìa e Beatriz; non vediamo il naufragio mortale di Xoan; non vediamo Marian, la donna di servizio e seconda madre di Xoan, svelare la discussione prima del naufragio tra padre e madre ad Antìa; non vediamo cosa è successo durante i tre mesi di ritiro spirituale che hanno cambiato totalmente Antìa.

Sensi di colpa, invidie, amori non esplicitati, parole non dette, rapporti guastati da incomprensioni. Ma soprattutto il film è un attacco più o meno velato alla rigida morale, ai dogmi religiosi che non ci permettono di vivere i drammi con la giusta prospettiva. Marian è terribile nel suo moralismo e farà danni notevoli su Julieta prima e Antìa poi svelando segreti di Xoan in maniera invidiosa e gelosa. La donna del ritiro spirituale probabilmente ha inculcato in testa a Julieta quello che sembrava aver superato, ovvero la colpa “morale” di sua madre per il litigio con Xoan e la colpa di Antìa stessa per il suo rapporto lesbico con l’amica che l’ha allontanata dal padre. La stessa Julieta si fa giudice del padre che ha un rapporto con la giovane badante della madre malata rompendo così i rapporti con lui. Solo altro dolore riavvicinerà probabilmente madre e figlia, perché solo subendo il dolore si capisce realmente il dolore degli altri, senza giudizi moralistici di sorta.

“Ho deciso subito questa di portare questa moderazione e questa austerità nella scrittura, coinvolgendo anche me, come regista e come persona perché sai, je suis baroque!. Quindi ho subito dovuto tendere a questa semplicità durante tutta la realizzazione del film (…). Questa apparente semplicità narrativa è stata in realtà il pericolo più grande per le riprese” dichiara Almodovar (le dichiarazioni sono prese da un’intervista apparsa su Cahiers du cinema in maggio del 2016) e per evitare questi “pericoli” il nostro si aggrappa a due grandi del cinema, Bunuel e Hitchcock. Del primo abbiamo lo sdoppiamento di Julieta in due attrici, una giovane pre-morte del marito, una più anziana post-morte. Abbiamo anche tutta la sequenza del treno con il suicidio dell’enigmatico vecchio, le visioni del cervo e la borsa vuota lasciata sul sedile. Di Hitchcock praticamente un breve remake di Rebecca la prima moglie per quanto riguarda il periodo passato al villaggio tra Julieta, Xoan e la serva Marian… (voto 7+). La borsa vuota lasciata dal suicida è Brics, nel film girano auto di lusso (Mercedes) ed utilitarie giapponesi (Nissan e Toyota), le ragazze indossano tute Adidas e sull’auto di Julieta troviamo carte Michelin e fazzolettini Kleenex. Questo il product placement del film.

STEFANO BARBACINI

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