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CINEMA
8 Agosto 2016 - 00:12

DIARIO VISIVO (Speciale Bruno Bozzetto 2)

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Vip mio fratello superuomo - Bruno Bozzetto (ITA, 1968)
DIARIO VISIVO (Speciale Bruno Bozzetto 2)

Con Vip Bozzetto parte da un prodotto per ragazzini (uscito anche come fumetto su Il Corriere dei ragazzi) e come parodia dei supereroi per poi approdare a ciò che più gli interessa, un divertente e divertita critica alla pubblicità, alla standardizzazione del consumo di massa e all’uomo come macchina lavoro e consumatore da catturare, un film a suo modo sessantottino…

La storia verte sull’esistenza nel mondo di una discendenza di esseri superdotati, i VIP, di cui un loro rappresentante è sempre esistito nelle varie epoche; oggi (1968) però ne sono nati due, fratelli, uno realmente Super (vola, è invulnerabile, ha una superforza) ed uno mini (perché non ha superpoteri, solo due alette che gli fanno fare più che altro saltelli, ed è piccolo e brutto).

Minivip parte in crociera e naufraga su un’isola che è il rifugio di Betty  proprietaria, ricchissima e potentissima, delle catene di negozi HB (Happy Betty).

La donna tiene segregato in una cassaforte uno scienziato nazista incaricato di studiare per lei l’invenzione di un missile in grado di entrare nella testa della gente per prendere il controllo del cervello e inculcare in esso il dogma dell’acquisto dei prodotti HB. In pratica il product placement arriva direttamente a destinazione all’interno del cervello senza bisogno di andarlo ad inserire in film o programmi televisivi, il passo successivo a quella che per Bozzetto (nato con la pubblicità e quindi grande conoscitore della stessa) è lo status attuale dell’induzione al consumo. E’ la parte più importante del film, in cui con un sarcasmo tipico del nostro si fa una critica, non banale, di un mondo che sta cambiando in fretta e non si ferma a questo ma mostrando come dei piccoli giapponesi vengono assoldati per la costruzione del missile e come vengono trattati (tutto è organizzato per loro per avere una resa lavorativa massima, mettento perfino degli inceneritori nei gabinetti che a caso colpiscono una toilette e se vi è dentro il lavoratore questo diventa cenere… tutto per disincentivare la pausa per i bisogni e Betty arriva anche a criticare gli inchini di cortesia tipici dei giapponesi perché così facendo perdono secondi preziosi…), si allarga anche ad un importante lotta tipica di quegli anni, quella contro lo sfruttamento dei lavoratori in fabbrica.

Tutto  finirà bene con i due Super e Mini che ne escono vincitori e che trovano anche l’amore.

Il protagonista non è Supervip, naturalmente, ma il povero, imbranato, pauroso, debole Minivip a cui vanno le simpatie di autore e pubblico, una versione di Woody Allen 007 in Casino Royale a cui assomiglia e di cui nel doppiaggio viene data la voce (si intende quella del suo doppiatore storico Oreste Lionello).

Rivisto oggi ciò che più ci diverte sono gli inserti “varietà” con le canzoni di Franco Godi (conosciuto come Mr. Jingle all’epoca per i famosi jingle pubblicitari da lui ideati) coadiuvato dai 4+4 di Nora Orlandi, che danno un senso vintage all’operazione e creano in noi una nostalgia per quegli anni sessanta che non erano solo rock’n’roll ma anche varietà televisivo per noi italiani.

Tra i collaboratori del maestro il solito Guido Manuli che oggi è probabilmente il riferimento massimo dell’animazione italiana. 

Stefano Barbacini

Vip mio fratello superuomo

Regia: Bruno Bozzetto
Data di uscita: 31/10/1968

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