Tutto nasce da un manga di culto poi trasposto in un anime di un certo rilievo. Poi Ghost in the shell diventa il live action che abbiamo sugli schermi in questi giorni. Più di 100 milioni di euro di costo (che arrivano a più di 200 con marketing e annessi) che difficilmente verranno recuperati per il motivo che il film arriva fuori tempo massimo. Prima di tutto perché troppo tempo è passato dal momento di massima fama dell’opera di Masamune Shirow (il manga è del 1989, l’anime del 1995 ed ora sono solo opere per fan). Poi perché il cyberpunk di Gibson & co. non è più particolarmente di moda.
A questo punto, noi che del manga che del cyberpunk eravamo se non cultori ammirati lettori, andiamo a vedere con moderate aspettative il film. Sappiamo che la parte principale è stata data a Scarlet Johansson e questo ci attizza, sappiamo pure che vi è dentro Takeshi Kitano e pure questo è da pollice alto. Poi però notiamo che la coproduzione è Dreamworks, Disney, Paramount, Universal, e che il regista scelto, Rupert Sanders, ha per ora sfornato solo un insipido Biancaneve e il cacciatore, cominciamo a temere…
Comunque andiamo al cinema e… ci divertiamo, lo diciamo subito. Gli effetti speciali sono clamorosi, la città (una città che miscela Los Angeles, Shanghai, Tokyo e Hong Kong) bladerunneriana è notturna, piovosa e piena di luci. Ha quartieri sporchi e marci con agglomerati abitativi ad alveare ma nella zona più centrale vi brillano insegne, strade sopraelevate e bizzarri ologrammi che svettano tra i grattacieli. In questo contesto domina la HANKA robotics, una potenza economica con a capo l’avido Cutter il cui scopo è costruire armi rappresentate da corpi cibernetici (lo shell) con cervelli umani (i ghost). Innesti uomo macchina controllati dalla dottoressa Ouelet (Juliette Binoche!) che dovrebbero diventare soldati al servizio del governo (qui rappresentato da Kitano). Il primo risultato effettivo si ha con il maggiore Scarlett Johansson a cui viene fatto credere di essere scampata ad un attentato terroristico e di aver avuto il proprio corpo distrutto ma che il suo cervello è stato salvato ed innestato su un corpo tecnologico (gran bel corpo per altro e ci inchiniamo a quanto sia ben costruito da… madre natura essendo in definitiva quello dalla Johansson stessa…). Naturalmente il suo cervello “umano” è stato un tantino manipolato dalla dottoressa per evitare cattivi (e scomodi ricordi) e per assicurarsi una certa fedeltà. La prima missione del maggiore è quella di scoprire chi è che sta decimando i vertici della HANKA robotics uno dopo l’altro, probabilmente un terrorista di nome Kuze (Michael Pitt di cui si conserva solo la testa, il resto è ricreato al computer). Terrorista o buco nero nel passato di Cutter e della multinazionale? E il vero passato del “maggiore” è quello che gli ha inculcato la Ouelet? E quali sono i reali scopi di Cutter?
Splendide geishe assassine robot, viaggi con la mente nella realtà virtuale, effetti ottici con scomponimento di corpi come in A.I. e Minority report di Spielberg, combattimenti tra Matrix e Terminator. Lo spettacolo è servito e non è affatto male.
La trama invece mantiene solo l’ossatura di quella complessa e psicologicamente evoluta di Shirow Masamune, certo resta la tensione e uno svolgimento avvincente (anche se su una falsariga già vista mille volte) ma è tutto talmente semplificato (e non ci si poteva aspettare altro da una tal produzione) e calibrato sul pubblico giovanile americano (la Johansson assomiglia più ad un supereroe che non ad un personaggio cyberpunk, tanto che nel finale la vediamo posizionarsi sui tetti in posa da… Batman!) da lasciarci con l’amaro in bocca.
Insomma un film con un ottimo “shell” ma con un “ghost” deboluccio…
Poco il product placement tra cui svetta principalmente HONDA che fornisce i prototipi delle moto del futuro. Poi vediamo una bottiglia di HEINEKEN svettare tra le insegne della città mentre i protagonisti bevono una birra con ideogrammi quindi non saprei dire se realmente esistente. Altro se c’è non è stato certamente ben valorizzato.