La giovinezza esce dal Festival de Cannes senza premi e conferma come Paolo Sorrentino non sia affatto amato dai francesi.
A noi dispiace per loro perchè ancora una volta il regista si conferma uno dei pochi (forse l'unico con la sua continuità) in Italia a proporre un cinema che renda onore ai grandi del passato e che sia coerente con quello che il cinema dovrebbe sempre essere, un'arte visiva.
Sorrentino torna a raccontarci di un vecchio artista che guarda con rammarico e nostalgia alla propria vita passata (come già in This must be the place) e come allora utilizza vecchi attori hollywoodiani. Stavolta però raddoppia il racconto e gli artisti, come le star americane, sono due.
Harvey Keitel e Michael Caine sono rispettivamente un regista di una certa fama e un acclamato direttore d'orchestra ed entrambi si trovano in una casa di villeggiatura tra le montagne Svizzere, ritrovo di artisti e atleti di vario genere in cerca di riposo e ritempramento (tra cui anche un Paul Dano con la sindrome di Birdman, attore diventato iperfamoso per un ruolo leggero alla ricerca di affermazione come artista con la A maiuscola, e un imbolsito Maradona, interpretato da un Roly Serrano somigliante come una caricatura). Qui tra una constatazione sul continuo mancato espletamento urinario dovuto a problemi con l'età e l'altra, i due vecchi amici cercano di non soccombere ai ricordi di una vita passata e al rimpianto.
Un film sul passato quindi, ma anche un film sull'amore, sulla coppia. Mentre il regista Keitel rimpiange il mancato compimento del suo amore per la sua attrice feticcio di cui da sempre è innamorato (interpretata dalla quasi ottuagenaria Jane Fonda), Michael Caine tenta di autoconvincersi (e di difendersi dalle accuse della figlia Rachel Weisz) di aver sempre amato nella giusta maniera la moglie (ormai preda alla demenza senile in un ospizio) e di non averla trascurata a causa del suo lavoro. Vi sono poi le vicende collaterali dei figli che stavano insieme ma dopo una traumatica rottura cercano di rifarsi una vita di coppia, il figlio di Keitel con una popstar (Paloma Faith) e la figlia di Caine con un anticonvenzionale scalatore.
Naturalmente il film non è tutto qui e al solito Sorrentino lo riempie di cose, di personaggi secondari (più o meno necessari) e soprattutto conferma di avere ormai un suo stile e una capacità di dare un ritmo preciso alla sua narrazione mai lineare. In questo al solito si aiuta con interventi musicali (soprattutto qui ad opera della Retrosettes sister band) e piccoli trucchi (bellissimo il ritmo scandito con le dita ed un pezzo di carta velina da Michael Caine da cui partono frammenti di immagine tra passato e presente) che sospendono lo scorrere delle scene con improvvise pause e flash di immagini.
Questo quasi morboso interesse di Sorrentino, regista ancor giovane, per il guardarsi alle spalle, al passato, può sembrare anomalo; ce lo aspetteremmo da un vecchio artista che rimpiange il proprio passato non da un regista dal futuro che appare brillante, poi capiamo che la nostalgia di Sorrentino non è per il proprio passato, per il passato dei propri protagonisti ma è la nostalgia per un cinema che non c'è più, per una musica che non c'è più, per un tipo di vita che si è irrimediabilmente perso.
C'è la scena meravigliosa in cui il regista interpretato da Harvey Keitel rivede tutti i personaggi femminili dei suoi film che ce lo esplicita. Quelli non possono essere solo i personaggi delle sue opere, sono i personaggi archetipici di tutto il cinema del passato (Marilyn, Pretty Woman, Victor Victoria, Barbarella, Carrie, la donna felliniana e tante altre tipiche caratterizzazioni del cinema holliwoodiano classico e italiano). Un omaggio ai grandi del passato, registi di genere e autori senza distinzione.
Il film non manca di punti deboli (il rapporto della Weisz con una specie di Messner su tutti) ma è comunque ancora una volta opera notevole e personale (nel senso di stile e visione di cinema).
I protagonisti vestono GIORGIO ARMANI e BULGARI mentre in un videoclip viene mostrata la MASERATI. Altri marchi che hanno contribuito al finanziamento del film con il product placement sono BARILLA, NESTLE', MONS ROYALE e l'immancabile APPLE (con il MAC).