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CINEMA
7 Aprile 2024 - 09:49

DIARIO VISIVO

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Tre film interessanti in streaming
DIARIO VISIVO

Su Netflix troviamo il film indiano del regista di Bombay Homi Adajania, Murder Mubarak (2024) da poco prodotto. E’ un film che pur nascendo da un romanzo della scrittrice Anuja Chauhan è decisamente debitore a Cena con delitto/Knives out. La struttura è del tutto simile, giallo ad incastro con risoluzione all’ Agatha Christie, detective bizzarro e furbissimo, una platea di possibili colpevoli ampia perché tutti hanno qualcosa da nascondere, salti temporali continui e, naturalmente, sorpresa finale. Oltre al congegno ben architettato a puzzle qui si punta sull’ironia ancor più che in Knives out, il morto (durante un movimentato party in un club esclusivo in cui vengono presentati tutti i personaggi principali e… il principe Harry, in realtà un gatto che finirà dopo poco letteralmente arrostito) è un trainer della palestra del club che ha in mano i segreti di quasi tutti i partecipanti, chi fa finta di essere ricco e non lo è, chi scopa la persona sbagliata, chi si dà fisicamente allo stesso trainer ecc. Con queste informazioni ricatta un po’ tutti e per questo tutti sono sospettabili. Centrale è il rapporto tra Aakash Dogra e Bambi Todi, lui se ne è andato per molto tempo perché amava lei fin da quando erano bambini mentre lei ha sposato un ricco uomo con cui non si trovava perfettamente e adesso è defunto, per questo Aakash è ritornato. Poi vi sono i componenti della servitù, molto importanti per i rapporti anche sessuali che hanno avuto negli anni con i soci del club e il divario sociale è uno dei temi principali del film che lo elevano dall’essere un semplice intrattenimento senza profondità. Inoltre il film non lesina su immagini forti (alcune quasi horror) e a momenti di sessualità se non esplicita perlomeno inusuale nel cinema Bollywoodiano, vi è ad esempio un chiaro blow job simulato, un quasi nudo della comunque sempre poco vestita Sara Ali Khan e varie allusioni sessuali. (Voto 6+) Nel product placement vi sono accenni a Prada e Gucci, scarpe e abiti firmati, firme sportive (Nike, Underarmour), auto utilizzate (Suzuki) e citate (Mercedes e BMW), i-phone e i-pad, varie insegne di locali in una via tra cui il risotrante Chinese Panda.

Avete una tranquilla vita di coppia, avete superato il momento drammatico del passato (la morte di un bimbo nato da pochi mesi) e siete in salotto con il vostro marito per bere, seduti comodi sul divano, un tè e fare due chiacchiere. In pochi attimi tutto cambia. Vostro marito ha un infarto e lo trovate morto su quello stesso divano intanto che gli portate il tè, nel suo portafogli trovate la carta d’identità di una donna francese a voi sconosciuta, nel telefonino messaggi di lei che vi fanno capire che non è solo una semplice amicizia… Non è la prima volta che il cinema ha affrontato una trama del genere con un incipit come quello di After love (2020) di Aleem Khan, regista inglese di origini pakistane che esordisce nel lungometraggio con questa storia che trova l’originalità non tanto nel plot quanto nell’ambientazione e nel multiculturalismo. Infatti la coppia che vediamo all’inizio è formata dal marito di origini pakistane e dalla moglie inglese convertitasi all’islam e del tutto “integrata” nella comunità di lingua urdu. Già qui il fatto che sia lei ad integrarsi in una comunità che fa fatica a farlo all’interno di quella inglese è un punto importante. Ma non è tutto qui. I due abitano in Inghilterra in un paese sulla Manica mentre l’amante di lui si trova sull’altra sponda, quella francese, a Dunkerque. Allora la protagonista vuole addentrarsi nel passato sconosciuto del compagno andando a trovare a casa sua l’amante di lui e scoprendo che il marito si è fatto a tutti gli effetti una seconda famiglia approfittando dei suoi frequenti viaggi in Francia. Con l’amante ha avuto anche un figlio che è quindi meticcio, francese di padre inglese di origini pakistane. Se poi ci mettiamo che il ragazzo è pure omosessuale, che la donna francese accoglie la “rivale” che non conosce come se fosse una donna delle pulizie solo perché è vestita con abiti non occidentali, si capisce che nel calderone finisce un po’ di tutto: radici, identità di razza e di genere, accoglienza del diverso, differenze culturali, elaborazione del lutto, rivalità e solidarietà femminile. Ma attenzione, Khan riesce a gestire il tutto con una semplicità encomiabile, senza mai rischiare di intricare troppo le maglie, aiutato da due attrici che si adattano ai loro personaggi con naturalezza e “verità”. Un film che potete trovare su Prime Video e che merita sicuramente una visione (voto 6,5)

Piaffe (2022) è uno di quei film che quando hai finito di vederli ti chiedi ma che roba è? Poi ci pensi su e ti accorgi che qualcosa ti lascia. Non ti scapperà via dalla memoria in fretta come altri film più costruiti e con una trama strutturata ma senza nerbo. Qui abbiamo una rumorista cinematografica che sostituisce la sorella/fratello in esaurimento nervoso forse anche per l’identità confusa e deve creare il rumore degli zoccoli del cavallo per un regista dall’acconciatura inguardabile, a scodella. Passa le sue giornate a visionare cavalli finché non le cresce una coda di cavallo nel fondoschiena. Quindi incontra un botanico con cui ha un rapporto di sesso ambiguo che si interrompe quando questo le dice che la ama. Lei ormai vuole solo esprimere la sua sensualità cavallina e rifiuta il normale sentimentalismo “umano” … Uno strano intreccio sensuale tra donne, uomini, mondo animale e mondo vegetale. La biochimica erotica, istintiva e libera da ogni convenzione. Un film arty, fatto di silenzi e sospiri, esordio della regista Ann Oren nel lungometraggio di finzione. Un oggetto bizzarro forte. (Voto 6+)

STEFANO BARBACINI

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