Parlare oggi di Cavallone non ci permette di assurgerci a scopritori di un autore dalle grandi potenzialità che, nonostante le grandi erudizioni letterarie, è stato costretto a barcamenarsi tra porno e soft facendo intravvedere solamente a sprazzi quelle grandi potenzialità visionarie tarpate da budget ridotti. Non ci permette di ergerci a numi tutelari dell’Arrabal o dello Jodorowski italiano. Questo perché i tipi di Nocturno lo hanno già fatto da tempo e in maniera esaustiva.
Pertanto guardando Blow Job (sottotitoli Dolce lingua o Soffio erotico che la dice lunga su quanto da una parte lo sfruttamento delle prurigini porno servano alla vendita ma dall’altra come invece le velleità autoriali vengano frustrate perché il pubblico attirato non è quello adatto alla sua ricezione) capiamo che solo una rivalutazione postuma poteva riesumare le sue opere non in grado di soddisfare lo spettatore d’epoca, diviso tra cinema puramente voyeuristico e cinema prettamente d’autore, e alla fine non soddisfacendo entrambe le fazioni, adatto solo a curiosi cinefagi.
Seppur il film contenga parecchie scene di sesso simulato (e probabilmente in una versione completa ad ora invisibile, visti gli evidenti tagli e testimonianze al riguardo, anche non simulato) coinvolgendo le attrici in performance soprattutto di carattere lesbico (notoria passione del nostro) non si tratta di un film erotico ma di un film che vira verso il gotico ed è principalmente un film di streghe. Potremmo definirlo un Baba Yaga più spinto con metafore (la motociclista-morte) e interventi sovrannaturali.
Camera di pensione a Riolo Terme, coppia di giovani al risveglio, nudi nel letto con lei vogliosa assai e lui preoccupato perché i soldi sono finiti e dalla concierge viene chiesto di andarsene per le due settimane non pagate. Sfruttando il suicidio di un’altra ospite del hotel i due si danno alla fuga e ricercano fortuna alle corse di cavalli, fortuna che arriva dopo l’incontro di un’inquietante donna che dà il cavallo vincente e chiede in cambio che i due la seguano nella sua villa. Una volta qui giunti i due ragazzi saranno sessualmente circuiti, lui da un’altra strega (o meglio la stessa con altre sembianze), lei dalla donna incontrata in un rapporto saffico. Vari misteri tra incubo e realtà con il clou in una festa anticipatrice dell’ Eyes wide shut di Kubrick ma in versione cheap. In questo finale Cavallone dà il meglio di sé con maschere e immagini surrealiste che piacerebbero a Dalì e Bunuel. Switch finale con ritorno alla pensione dell’inizio: è stato tutto un sogno? “Una danza cosmica” come suggerisce la doppia strega?
Nel dossier che Nocturno ha dedicato agli autori milanesi definiti controcorrente di alcuni anni fa vengono riportate dichiarazioni di Cavallone che afferma di essersi ispirato alle riflessioni di Calos Castaneda e alle Porte della percezione di Huxley.
Parlare di product placement in un film praticamente no-budget non ha molto senso, però un paio di marche fanno capolino, le MS portate a mo’ di cagnolino dalla protagonista al compagno, una bottiglia di acqua Pejo sul comodino, la Dyane e il ringraziamento finale per il Centro Corse di Cesena.