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CINEMA
7 Febbraio 2017 - 22:34

REPUBBLICA E RAI E LA POLITICA ITALIANA

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Viva la libertà (Roberto Andò, Italia, 2013)
REPUBBLICA E RAI E LA POLITICA ITALIANA

La grande crisi del politico italiano, quello che, partito idealista, si ritrova nel grande pantano della modernità in cui si è staccato dalla realtà. Tra compromessi e decisioni troppo poco coraggiose non capisce più i bisogni della gente.

Questa la situazione di Olivieri, il candidato della sinistra ora all’opposizione. Un partito e un segretario che perdono consensi. Allora la fuga, “lo scomparire del tutto per tornare ad essere”.

Saranno problemi di Mastrandrea, nel film Bottini, segretario tuttofare del leader politico che si ritrova nei pasticci, il giustificare la sparizione del suo principale.

Allora ecco che arriva in soccorso il fratello di Olivieri, un filosofo pazzo che soffre di distacco dalla realtà ed è appena uscito da una casa di cura. Essendo questo una goccia d’acqua del fratello, Bottini ha la gran pensata di fargli prendere il suo posto. E’ così che le sorti del partito e le speranze del popolo della sinistra vengono rilanciate dalle parole senza più freni, senza più compromessi di questo personaggio che per voluto paradosso è più vicino alla realtà di un savio ed in grado di intercettare il pensiero della gente, di carpirne i desideri. Grande rilancio del partito e vittoria vicina. Finalmente un politico che non parla da politico ma con le parole di Brecht e con la poesia.

Intanto Olivieri se ne va in Francia alla ricerca di un vecchio amore e degli interessi che in gioventù lo hanno formato. Prima che si conformasse e finisse bloccato nella trappola della politica. Ritrova l’amore, il sesso con una giovane attrice, il cinema, l’affetto per una bambina (la figlia della sua ex ora risposatasi con un famoso regista) che sostituisce i figli che non ha mai avuto.

I due fratelli sono interpretati da Servillo con la solita impeccabile professionalità, il cupo e depresso Olivieri e il solare e imprevedibile fratello. Andò invece rincorre il cinema di Sorrentino (Servillo, una sequenza in piscina che potrebbe esser stata girata dal regista de La grande bellezza, i due personaggi, il politico che ricorda sia il protagonista di This must be the place che quelli di Youth mentre il fratello anticipa lo Young Pope) senza per nulla demeritare, anzi evita gli “strabordi” che in Sorrentino sono sempre presenti.

Tutto ciò però ci impone una sospensione della veridicità perché se leggiamo il film come fiaba utopica riusciamo ad accettarlo quasi tutto ma se invece lo vogliamo vedere come una rappresentazione di una possibile realtà italiana dobbiamo fare molti sforzi. Mi spiego. Sono facilmente riconoscibili alcuni politici della sinistra italiana (per altro prima dell’esplosione renziana essendo il film di quattro anni fa, concepito anche avanti quella data) ma abbiamo grossi dubbi che questi personaggi conducano queste vite costrette e cupe, mi sembra un po’ tirata per i capelli tutta la rinnovata voglia di vivere trovata nella fuga in Francia come non mi sembra credibile che il consenso degli italiani possa arrivare tramite un poeta che parla senza compromessi quando sappiamo che nel nostro “marcio” paese non è certo la cultura, la poesia a trascinare le folle ma il pragmatismo e la demagogia. Sorrentino non avrebbe commesso questo errore di “teorizzazione”.

Product placement: la RAI con l’ormai desueto Televideo e i suoi notiziari (anche se i microfoni degli intervistatori sono anche di Radio CAPITAL e SKY), le auto BMW per i politici, utilitaria PEUGEOT per la Bruni Tedeschi che interpreta l’amica francese, i quotidiani per cui lavorano i giornalisti (CORRIERE DELLA SERA) e quello preferito da Olivieri (naturalmente LA REPUBBLICA), i computer (con la contrapposizione SAMSUNG-APPLE). Infine le pillole per controllare la personalità del fratello “matto”: LEMIDAL.

Stefano Barbacini

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