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CINEMA
7 Gennaio 2025 - 17:15

LA SERENITA' IN UNA BUGIA

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Frantz (François Ozon, Fra, 2016)
LA SERENITA' IN UNA BUGIA

Dopo tanti anni che lo frequentiamo (è uno di quei registi che riescono a girare film con regolarità e a far combaciare qualità e successo di pubblico) bisogna dire che ormai François Ozon ha trovato una sua estetica e un suo stile. Ho appena visto Frantz (su Amazonprime) che non avevo ancora recuperato e vi ho ritrovato questo suo amore per l’essere umano, per le sue fragilità e i suoi sentimenti.

Apparentemente i suoi protagonisti (ma principalmente le sue protagoniste) sembrano fuori dagli schemi in preda ad una follia sentimental-sessuale (uno dei suoi film preferiti è Adele H di Truffaut), ma poi si rivelano normali donne fragili che sanno dominare la loro fragilità. Bello ed esemplare il personaggio di Paula Beer (Anna) in Frantz (2016).

Teoricamente il protagonista del film dovrebbe essere il reduce della prima guerra mondiale Adrien Rivoire (interpretato da Pierre Niney), dato che il film si ispira a Broken Lullaby (1932) di Lubitsch, e parla di questo francese che nel 1919 si reca in Germania a trovare la famiglia di un ragazzo morto in guerra, il Franz del titolo, e raccontando loro di esserne stato molto amico riesce a ridare serenità alla famiglia disperata, tra cui vi è anche Anna, la fidanzata di Franz. Questo per quel che riguarda la prima parte del film che rispecchia più o meno l’opera originale mettendo l’accento sui disastri della guerra e sull’odio tra le nazioni che poi porterà all’avvento del nazismo (qui preannunciato nel film dal personaggio di Kreutz, uomo che sente il peso della sconfitta e porta odio per i francesi tutti, nonché offeso dai riguardi di Anna per Adrien, quell’Anna che lui vorrebbe sposare).

La seconda parte invece (tutta farina del sacco di Ozon e Piazzo che collabora alla sceneggiatura) è quella che interessa principalmente il regista e che riporta ai suoi temi preferiti, la menzogna, la possibilità che una menzogna o una persona che tenga celato l’altro da sé possa essere positivo per sopportare una vita altrimenti invivibile:”Il bisogno d’immaginare, di avere una vita parallela (…). Amo l’idea della menzogna che porta del bene. Si dice sempre che le menzogne sono catastrofiche, che per i lutti, i divorzi, bisogna dire tutto ai bambini. E’ vero. Ma per gli adulti, è diverso. Avevo voglia di mostrare come questa menzogna permetta ai parenti tedeschi di riformare una famiglia e di essere felici.” (intervista a Ozon su Positif 667 del settembre 2016). Almeno finché non si andrà incontro allo svelamento della verità. Questo avviene ad Anna che, una volta Adrien ritornato in Francia e sparito dai radar, parte per Parigi alla sua ricerca. Scoprirà sia nel passato di Franz che nel presente di Adrien (con cui evidentemente sperava di farsi una nuova vita) cose ben diverse da quelle che conosceva. Però questa ricerca e questo svelamento le ridanno la forza di vivere (ad un certo punto aveva, infatti, pure tentato il suicidio).

Un film sottile sul perdono, la verità, l’amore e il senso di colpa. Per la prima volta Ozon gira in Germania e decide di farlo per lo più in bianco e nero. La scelta è dovuta al budget (dato che il regista vuole rigorosamente girare in pellicola) per poter riprendere paesi tedeschi che a colori non avrebbero reso l’epoca in cui è ambientato. Il regista dice che ha rinunciato malvolentieri di utilizzare il colore e, infatti, parecchie scene sono abbandonano il bianco e nero, senza una scelta precisa e netta ma principalmente si può dire che i momenti felici (che appartengono per lo più al campo della bugia) sono a colori, quelli tristi no.

Un esercizio di stile che non nuoce al film, un film indubbiamente firmato François Ozon (voto 7).

No product placement.

Stefano Barbacini

Frantz

Regia: Francois Ozon
Data di uscita: 01/01/2016
Location: Berlino

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