Il cinema nei suoi film più interessanti (ma in realtà anche in molti di qualità inferiore con sceneggiature non troppo semplicistiche, anche in cinema di genere insospettabile come horror, western e thriller) è sempre in qualche modo una seduta di psicoterapia per lo spettatore. Vuoi perché vi si rispecchiano problemi esistenziali, sentimentali o di rapporti di coppia, quando non scelte di vita, comuni a chi assiste al film se questo non è refrattario a trovarveli per guardare solo alla spettacolarità. Questa introduzione per parlare di The invite – Il piacere è tutto nostro, remake del film Sentimental (2020) del catalano Cesc Gay, sceneggiatore e regista cinematografico ma anche teatrale. Un autore abituato a scavare nelle piccolezze e nelle difficoltà di una vita di persone comuni.
Il testo affonda lo sguardo nelle difficoltà della coppia moderna mettendo in scena (è appropriato il termine visto che, a parte una breve introduzione, è girato tutto all’interno di un solo appartamento) l’insoddisfacente vita dei coniugi Joe (Seth Rogen) e Angela (Olivia Wilde). Lui è un rocker di mezza età fallito che si è ridotto ad insegnare musica, controvoglia, in una scuola di seconda categoria. Ha anche acciacchi fisici ed è scontroso e sfiduciato alla vita. Lei resta con lui probabilmente solo per la figlia che adora e cerca di evadere dalla noia e dall’azzeramento del rapporto coniugale interessandosi di arredamento e cercando di resuscitare la propria vena artistica lasciata ai tempi della scuola d’arte.
Tutto ha uno scossone quando nella loro vita piombano dei “fastidiosi” (per Joe) vicini di casa che copulando fanno un rumore tremendo nel pieno della notte. Invitati per una cena da Angela, desiderosa di conoscere gente interessante contrariamente al marito, diventano per loro quello che forse vorrebbero essere se avessero il coraggio di cambiare. Lei, Pina (Penelope Cruz), è di origini spagnole, psicoterapeuta divorziata ed ora da un annetto vive con lui, Hawk (Edward Norton), ex-pompiere ora in pensione e vedovo. I due vivono una vita apparentemente spensierata e molto libera sessualmente…
Quando dicevo della seduta di analisi psicologica è proprio perché questo incontro tra due coppie diventa un incrocio esperienziale che scava dentro a tutti e quattro i componenti mettendo in evidenza attriti e fallimenti nascosti in entrambe le coppie, sia dalla vita sregolata e libera dei primi che da quella standardizzata “casa, lavoro e famiglia” della seconda. Ma, attenzione, il film non è un pesante resoconto dei malanni di coppia, o almeno lo è ma sottoforma di commedia. Si ride spesso e si riflette, ci si diverte in maniera intelligente come si dice in abusati luoghi comuni.
Certo il film rischia l’appesantimento teatrale ma Olivia Wilde (qui alla sua terza regia) oltre ad esserne magnifica interprete (tutti i quattro sono in parte e interessanti) riesce anche a dare “aria” alle scene alternando con ottime scelte primi piani e inquadrature lunghe, sa sfruttare l’architettura della casa per immagini non banali e mettere assieme una colonna sonora frizzante e spiritosa realizzata da Devonté Hynes (che, in un momento clou che non svelerò, mette in sottofondo una rielaborazione della Habanera dalla Carmen di Bizet come commento sarcastico). (voto 6/7)
Citazioni per Google calendar e per Spotify in un film privo di altro product placement