“Il cinema aveva a sua disposizione un giovanissimo attore di grande sensibilità, Jean Forest, che aveva appena fatto i suoi primi passi in Crainquebille. E’ dunque attorno a questo giovane ragazzo che Feyder costruì una storia di gelosia infantile piuttosto fosca e di devozione materna che si svolge tra le montagne. La rappresentazione dei costumi era di stile volutamente lugubre e l’azione si svolgeva nel quadro grandioso ma aspro del Haut-Valais.” (da Jacques Feyder par Charles Ford-Seghers).
Feyder si differenzia dai registi francesi (anche se lui in realtà è nato in Belgio ma naturalizzato francese) del secondo decennio del secolo 900 perché non cerca l’innovazione e la sperimentazione ad ogni costo. In verità non è che la rifiuti o non ne abbia le capacità (è un regista che si adatta professionalmente a tutto dal kolossal esotico di L’Atlantide agli inserti onirico/ironici di Crainquebille e Les Nouveaux Messieus, al glamour artefatto hollywoodiano de Il bacio) ma la sua ricerca è semmai verso la semplicità e il realismo. Per questo Visages d’enfants rappresenta uno dei suoi risultati “perfetti”. Niente artificio, niente virtuosismi (tranne che nella scena del salvataggio dalla cascata), pochi trucchi (la valanga). Semmai inquadrature paesaggistiche di una montagna innevata e fredda, restituzione realistica di interni e volti infantili, interpretazione naturalistica degli attori. Un realismo montano e poetico, ma di quella poetica naturale di visi e territori.
La storia è quella che vede protagonista un bambino a cui muore la madre da lui molto amata e questa viene poi sostituita da un’altra donna (il padre infatti si risposa con una vedova in difficoltà con a carico una bambina più o meno coetanea del protagonista), vera donna di montagna, lavoratrice e potrettrice dei propri famigliari. Il ragazzino non digerisce bene la situazione e nascono in lui odio (immotivato) verso la nuova madre e gelosia verso la sorellastra. Finchè un suo dispetto e una sua bugia non rischiano di diventare tragedia…
La regia precisa e senza vezzi di Feyder restituisce un risultato potente e non retorico che, stranamente (per quello che intendiamo oggi come popolare), non verrà apprezzato dal pubblico ma lodato dalla critica. Riporto sempre da Jacques Feyder par Charles Ford: “La semplicità di Visages d’enfants non fu compresa per il suo giusto valore e la qualità dell’interpretazione, tra gli altri di Rachel Devirys, qui nel suo miglior ruolo, non arrivò a toccare il pubblico, che rigettò le tinte fosche del realismo di montagna. Le critiche furono invece elogiative; tutte riconoscono le bellezze autentiche di questo film che mirava a riprodurre la vita nella sua verità e nella sua semplicità. Come disse un giornalista, Jacques Feyder non aveva mostrato dei visi di fanciulli, ma delle anime.”
Niente product placement. L’ambientazione lo rendeva complicato.